Il tranquillo sonno dei giusti

Sgombrato il campo dall’equivoco, e chiarito che stiamo parlando di privilegio e non di legalità, rimangono aperti due problemi: come recuperare la legalità, trasfigurata in legge del più ricco e come combattere il privilegio, mascherato da legalità?
La questione mi pare ancora più complessa: legalità e privilegio sono sempre di più due facce della stessa medaglia come sta a dimostrare tutta la legislazione recente sull’immigrazione.
Si diventa clandestini per il solo fatto di perdere il posto di lavoro e non poter più rinnovare il proprio permesso di soggiorno; l’essere clandestini è un reato e la legge va rispettata. Il gioco è fatto: la legalità coincide con il privilegio.
Come uscire da questo corto circuito? Faccio alcune proposte:
- cambiare lo sguardo: una legge ingiusta mi riguarda innanzitutto perché mina la giustizia delle relazioni. Le leggi ingiuste sull’immigrazione mi riguardano perché mi collocano di fatto – anche contro la mia volontà – nella posizione del privilegiato se non addirittura dell’oppressore. Di più, esse mi rendono al contempo oppresso e oppressore.
- obbedire non è una virtù: alle leggi ritenute ingiuste è doveroso disobbedire. Nei confronto delle leggi che istituiscono privilegi è necessaria la non collaborazione e l’apertura di un conflitto tra chi sostiene e chi avversa quelle leggi.
- interpellare l’avversario: disobbedisco ma non mi sottraggo alle conseguenze. Assumo su di me la violenza della legge e di questo faccio la mia forza nei confronti dell’avversario. Costringo il mio avversario a fare i conti con la violenza e l’ingiustizia che genera la sua legge. Non lo lascio tranquillo.
E’ per questo che il gesto del benefattore non è un buon contributo alla sfida che abbiamo di fronte: risolvendo il problema dei bambini ha lasciato aperto il problema a tutti gli altri, permettendo alle “mamme di adro”, ma anche a tutti noi, di continuare a dormire sonni tranquilli.

Giuseppe Pinto

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Comments

Di sicuro non è pienamente possibile fare una dietrologia sul pensiero del benefattore, al quale però va attribuito un indubbio merito di fare esplodere la contraddizione tra un diritto negato (che in assenza di esposizione mediatica sarebbe rimasto tale e quale) e appunto un atto di generosità. che ha mostrato in quanto tale una certa dose di grettezze umane.
Alle volte anche questo occorre, per imparare.
Faccio un esempio non tanto pertinente, visto il tono alto, del dibattere.
La mia figlia grande, quando siamo in giro, di sua iniziativa mi chiede di fare “la carità” se vede una persona a terra in stato di evidente bisogno. Non è uno stile caritatevole indotto, è un’atteggiamento suo, di cui non mi sembra aver incentivato.
Ma ogni volta che accade lei sollecita in me la domanda davanti al mio stesso gesto mancato.
Perchè mi sono dimenticata della mia condizione di privilegio. NO non dormo sonno tranquilli.
Alle volte la generosità contiene semi rivoluzionari … altre volte insegnamenti.

In questo caso abbiamo imparato che gli italiani “brava gente” son morti anni e anni fa, son rimasti un pò di ladri, un buon numero di mafiosi, un considerevole numero di politici ignoranti, e truffatori, puttanieri, cialtroni ed egocentrici …

guardiamoli e guardiamoci, e guardiamo quelle madri con un certo disgusto.

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