Esclusi dalla mensa dei signori

di Igor Salomone (articolo già pubblicato si Cronache Pedagogiche il 24 aprile 2010)

Diciamolo, la partita è tutta pedagogica. Perchè le parole per giustificare le peggiori nefandezze lo sono. Inevitabilmente, forse.

Certi bambini non potranno mangiare alla mensa scolastica perchè i genitori non pagano la retta? non importa il motivo, chi non paga non ha. Ma i bambini che c’entrano? Imparano. Imparano che le regole vanno rispettate. Almeno questa è la versione ufficiale.

Sono felice, alla fine. Siamo all’Armageddon. Solo che la lotta finale non è tra il Bene e il Male, ma tra intelligenza e imbecillità. Certo, non sono affatto sicuro che conoscenza, pensiero e anche il semplice buon senso possano avere la meglio. Ma almeno è una battaglia degna di essere combattuta. Dunque chiamerei all’appello il disperso e disperato esercito degli educatori, perchè è ora di alzare la testa dal compito diuturno e umile dell’insegnare ai malcapitati di turno, per dire la propria sul Mondo. A partire da Adro, Brescia, Lombardia, Italia (per il momento). Tutte le battaglie iniziano pure da qualche parte.

Se la tesi è che occorre insegnare la legalità, prendiamola sul serio. Care mamme benestanti, bianche e cristiane di Adro, sono con voi: la Giustizia è la Giustizia. E la Legge è la Legge. Che, si sa, è uguale per tutti, altrimenti non è Legge. Però vediamo se questo pregevole progetto educativo può muovere verso lo scopo previsto. La Legge dice che chi non la rispetta deve subirne le conseguenze. Dunque se uno non paga, subisce le conseguenze del suo gesto. Questo dovrebbero imparare i bambini senza pranzo alla mensa scolastica. Magari ci si potrebbe anche organizzare una bella unità didattica che ricostruisca l’evento e permetta di coglierne il distillato educativo. Dai, lo immagino. L’insegnante che spiega il rapporto tra Norma e Sanzione, esemplifica con l’episodio del pasto negato e tutti i bambini che diligentemente prendono appunti. Poi il solito Pierino alza la mano e chiede: scusi signora maestra? ma se chi commette un reato deve pagare, che reato ha commesso Mohamed per essere punito? il reato non l’ha fatto il padre? dovrebbe essere lui a saltare il pranzo.

Ohibò, questo è il tipico passaggio da default pedagogico. Presi in castagna. Cavoli, sì certo, vero, in effetti non sono i bambini a dover pagare la mensa, dunque non posso essere loro a compiere un illecito, dunque….ehm…Bene, dai bambini da bravi l’ora di Educazione alla Legalità è finita, prendete i quaderni che facciamo qualche esercizio di matematica.

Brutte figure. In educazione sono tanto frequenti quanto insopportabili. Bisogna rimediare. Dunque, la legalità non c’entra un tubo, perchè di questo passo dovremmo insegnare che il principio di responsabilità è collettivo e non individuale. Che le colpe dei padri ricadano sui figli è un precetto che dovremmo esserci lasciati alle spalle. Magari piacerebbe anche rimetterlo in auge, ma occorrono appoggi scientifici che al momento non abbiamo. Dunque cambiamo strategia.

Ecco, leggiamo Libero e troviamo la soluzione. Non sapevamo che Libero fosse un foglio pedagogico, ma ora a ben vedere doveva essere chiaro sin da subito. Dunque, bambini, occorre che impariate, lo dice il Direttore, no non quello della nostra scuola, il direttore di Libero, che il reddito fa la differenza. Insomma che per avere occorre pagare, il tempo delle vacche grasse è finito e non si può più pensare di avere gratis nulla. Ecco, sì, questo fila, si può insegnarlo facilmente senza cadere in quelle contraddizioni fastidiose che poi fanno nascere domande imbarazzanti. Certo, non è che proprio proprio si può dare addosso ai poveri, siamo in terra cristiana e non sta bene, ma se I poveri sono anche negri, allora ce la si può fare.

Ricapitolando, il nostro bel progetto educativo modello Adro lo possiamo definire così: occorre insegnare che ci sono delle differenze di censo, che queste differenze contano e non si possono ignorare, poichè la vera pedagogia passa dall’esempio e non solo dai discorsi, ogni occasione per affermare questo principio è buona. E’ chiaro che I bambini non hanno colpa, come nessuno ha colpa del fatto di non essere nato ricco o nel Nord del mondo. Ma occorre imparare che la vita è questa, e farlo il prima possibile.

Il bello dell’educazione contemporanea è l’esser discretamente libera, dunque si può insegnare qualsiasi cosa, o per lo meno ci si può provare. Anche se quello che si insegna appartiene a tempi che credevamo di aver superato e nei quali l’educazione era molto ma molto meno libera.

Che le madri di Adro insegnino quel che vogliono, allora. Ma una regola pedagogica devono rispettarla: non mentire. Non stanno insegnando la Legalità, stanno insegnando il Privilegio. Ed è contro la pretesa di insegnare il diritto al privilegio che dobbiamo combattere. Duramente e senza esclusione di colpi.

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Comments

Mi piace la virata finale dell’articolo quando afferma con piglio “che le madri di Adro insegnino quel che vogliono, allora. Ma una regola pedagogica devono rispettarla: non mentire. Non stanno insegnando la Legalità, stanno insegnando il Privilegio”. Già. Il problema nominato mi pare oggi centrale in parecchi contesti educativi. Il fatto è che se un privilegio non viene neppure riconosciuto e nominato come tale allora si rischia di guardare al resto del mondo come attraverso una lente che distorce le immagini.
Ma queste persone si sentiranno poi privilegiate o vittime di un mondo cattivo che non riconosce neppure le loro fatiche e i loro sacrifici?
Mi viene in mente (chissà perchè?) un articolo letto qualche tempo fa su un quotidiano dove il giornalista, con molta amarezza, raccontava la sua esperienza di disabile accusato di essere un privilegiato in quanto possessore di un pass che garantiva il posteggio della sua autovettura in zone a traffico limitato.
Vuoi vedere che i bambini della mensa di Adro, e i loro genitori, sono visti dalle mamme in questione come privilegiati che neppure si rendono conto del dono ricevuto? Allora tutto torna. Se non sono neppure riconoscenti ci vuole una punizione! Infallibile regola pedagogica, antica ma sempre attuale. Evidentemente.

OMOLOGAZIONE
Come difenderemo le nostre creature da tutto ciò che ci circonda?
In che modo gli spiegheremo l’egoismo che ha invaso questo umano?
Come ci giustificheremo di questa violenza gratuita fatta a dei pargoletti? Che imbarazzo per questi nuovi e ligi amministratori, spiegare al Supremo, che, per mettere in ordine alcuni conti, bisogna privare di un pezzo di pane dei fanciulli solo perché di colore; poiché, a loro dire, i genitori sono dei furbi.
Provate a spiegarlo ai vostri figli con la pancia piena quello che avete fatto!
“Fatto!”
Se loro vi applaudiranno spiegatelo alle donne del vostro paese.
“Fatto!”
Se anche loro saranno convinte di quello che avete rivelato dichiaratelo ai vecchi della vostra regione!
“Fatto!”
Se anche loro loderanno quello che avete compiuto descrivetelo ai politici contrapposti.
“Fatto!”
Se anche loro esalteranno quello che avete messo in atto comunicatelo a tutta la Padania.
“Fatto!”
Se tutto questo Popolo, con la “P” aperta, monodimensionale, vi applaudirà rivolgetevi agli Intellettuali Meridionali nei quali l’essenza è ancora greca e la vernice è latina.
“Purtroppo, abbiamo constatato che sono dei veri perditempo, continuano a giocare, ancora, con le parole. Noi, non vogliamo essere contaminati da loro”.
Perché?
“Sa, cosa ci hanno risposto quegli allucinati? Che il nostro è un genocidio bianco e che per loro:
diventare uomini è un arte
ed essere uomini è amare Dio”.

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