Orchi Pedagogici e Orchi Politici
Devo dire che mi colpisce come appaia spesso, fra i temi e gli articoli del blog, un fil rouge che lega ed aggroviglia il politico e il pedagogico, seminando in giro alcuni non detti.
La mia formazione non mi permette di saper delineare con chiarezza la genesi questo legame, ma la sua ridondanza m’appare considerevole.
In particolare nel tema di questo mese: c’è da un lato un mondo giornalistico impegnato in una aspra polemica verso il sistema “tutela minori”, che era ed è una possibile risposta offerta a situazioni di estremo disagio sociale, economico, culturale, in cui i minori e le loro famiglie erano e sono.
Certo si tratta di una lettura giornalistica, (crf articolo di Panorama) ma anche non troppo velatamente politica, che critica il concetto di allontanamento per la tutela del minore, sventolando la bandiera dell’incapacità/superficialità di giudizio e di interessi miliardari, questi ultimi assai difficilmente comprensibili a chi opera nel settore.
L’orco Pedagogico mette in luce che ad educare i figli potrebbe spettare sempre e solo alla “famiglia” e al massimo “alle famiglie”; intendendo con queste le famiglie che nell’istituto dell’affido accettano di accogliere un minore.
Ordunque qui la riflessione così semplificata si ingarbuglia nuovamente, perchè l’accoglienza di una famiglia affidataria nasce e prospera in un clima in cui l’accoglienza in senso lato è presidiata anche politicamente (oppure no?) e solo quando numeri altissimi di famiglie sono disponibili all’affido – in realtà tali numeri non esistono -; se così fosse permetterebbero forse una riduzione dei costi e del numero di comunità alloggio.
Nasce poi anche la domanda se l’unico modello educativo “vero e giusto” sia la famiglia, in situazioni di estremo disagio, e anche una seconda domanda: perchè spendere i soldi per i servizi di tutela minori sia (descritto) quasi come uno spreco.
Il che non vuole dire che un articolo così non ci possa fare interrogare sulle modalità di funzionamento dei servizi di tutela o se le risposte che erogano siano davvero le uniche risposte possibili o le migliori, o se esse non siano migliorabili, ma anche se nel dare una risposta … non occorra anche un pò di sano pragmatismo.
In ogni caso, nella quinta più lontana si affaccia nuovamente una domanda non da poco … a chi spetta l’atto di educare? e chi ha bisogno di educazione?
Monica Cristina Massola
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