Tre giudici, un bambino e Michael Jackson
Ho una fissa per la televisione e ancora una volta parto da lì.
Stasera nel mio zapping abituale incappo in una nuova trasmissione, Italia’s got talent, su canale 5: un incrocio fra Amici e la Corrida, un MOSTRO.
Finché sono degli adulti ad esibirsi davanti ai tre giudici (non mancano mai i giudici, in televisione) l’effetto è il solito: pena e amarezza per tanta ostentazione di assenza di talento.
Ma quando innanzi ai tre si presenta un bimbo di 7 anni travestito da Michael Jackson, è allora che prende forma davanti ai miei occhi l’orco televisivo.
Il settimo orco (per seguire la numerazione di Monica) cerca subdolo il consenso del pubblico e usa le armi del linguaggio: dice il contrario di ciò che pratica (“in genere non mi piacciono i bambini che fanno certe cose”), brandisce le parole contro l’intelligenza svuotandone il senso (“adesso dobbiamo essere seri, dobbiamo valutare il talento”), avvolge il suo discorso tentacolare in un’atmosfera di apparente e deviante leggerezza e ironia e calibra con ferocia e con le lacrime agli occhi l’arma del sentimento e dell’emozione (“lei si emoziona quando canta?), ma soprattutto sembra non avere morale.
Nel corto circuito semantico e di senso ordito dall’orco televisivo, non mi meraviglierei se in una prossima puntata di C’è posta per te la sublime e orrenda Maria invitasse un ex bambino – diventato adulto ma rapito da piccolo alla sua famiglia d’origine – ad aprire la grande busta elettronica dietro la quale l’attendono i visi contriti e desiderosi di perdono dell’assistente sociale, dell’educatore e del giudice che tanti anni prima decisero del suo destino.
Ormai il Re si spoglia ancora prima che il nostro additarlo lo denudi, anche questo fa parte dello spettacolo, e le briciole lasciate sul terreno Pollicino ha imparato a disprezzarle. L’orco è ormai dentro di noi e al posto delle briciole dovremmo spargere, tra noi e gli altri, tutto il vomito che da troppo tempo satura le nostre anime; forse seguendone le tracce potremmo infine liberarci.
Giuseppe Pinto
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Il link al pezzo a cui fai riferimento:
http://www.youtube.com/watch?v=2nlqMPYf_gI
Sinceramente mi sono chiesto anche io se non fosse troppa esposizione.
Mi è sembrato, sinceramente, che dentro quello studio televisivo si avesse preservato il fatto che fosse una esperienza divertente e piecevole per il bambino del tipo “giochiamo ad andare a ballare in televisione” nello vero spirito de “la Corrida”, e che seguisse una passione del ragazzo. Detto questo l’avrei chiusa lì, ringraziato e rimandato a casa. Il fatto che sia passato alle selezioni successive mi ha effettivamente preoccupato.
Ma il talento ed la sua esibizione sono i nuovi orchi dell’educazione?
Luca