L’Orco e Pollicino
Facciamo che il teorema espresso sia vero, quello che indica nella Giustizia un Orco mangia-bambini, che li divora per rispondere ad una logica economica e non di tutela.
Tenuto conto che dall’allontanamento di un minore non ci guadagnano direttamente i giudici, o gli assistenti sociali, o gli psicologi, che in quanto stipendiati non lavorano a cottimo; quindi la prima domanda è chi ci guadagna davvero??
L’Orco numero due è la fretta del giudizio, da parte di Assistenti Sociali e Psicologi, colpevoli di troppo interventismo e superficialità. Di certo ci sono casi di eccesso di intervento esattamente come può essere il caso contrario, casi lasciati a languire in un cassetto per mesi, o per non “sbilanciare” un bilancio comunale, per assenza di tempo, per superficialità di giudizio al contrario (si vede solo la parte positiva e non quella negativa)
…
L’Orco numero tre è la famiglia lager, e vista come lager dagli operatori preposti alla valutazione. E gli operatori, come è ovvio, si devono assumere un ruolo da kapò. Insomma L’Orco è la polarizzazione spinta, tra bene e male, il che ovviamente presuppone una lotta epica e mai un incontro.
L’Orco numero quattro è la difficoltà reale di comprendere i modelli di una società complessa, di nuovi modelli familiari, di integrazioni malriuscite, di matrimoni che si sbriciolano, e del desiderio comune e collettivo che la Famiglia sia Sola ed Una, ed assomigli dannatamente a quella del “mulino bianco”. E il tentativo di rendere tutto un pò più “bianco” e un pò più “mulino”.
L’Orco numero cinque è la dimensione del Potere che governa le nostre vite, amico o nemico, a seconda delle contingenze. Potere che ognuno vorrebbe vicino e amico per sentirsi legittimato e vorrebbe lontano quando questo rinnova la richiesta di responsabilità e pagamento di qualche “dovuto”.
L’Orco numero sei è la valutazione che una società fa dei propri lati bui, delle marginalizzazioni, delle sub-culture, delle zone d’ombra dei ghetti e dei “luoghi”, infine, che con le marginalità cercano un dialogo.
Infine ci sono i mille e mille Pollicini, i minori, la tutela, le famiglie, le professionalità, il dialogo, il confronto, la fatica di crescere e cambiare, e di concorrere a crescite e cambiamenti, c’è l’intelligenza delle scelte, un mondo/scenario mutevole e via discorrendo. Ossia tutto ciò che è piccolo, o non visto o non detto.
Infine una domanda: l’azione di Additare le Tane degli Orchi è la rivelazione della Nudità del Re? E’ l’atto di seminare le bricioline di pane per favorire la Fuga di Pollicino? Oppure che altro é?
Monica Massola
Did you enjoy this post? Why not leave a comment below and continue the conversation, or subscribe to my feed and get articles like this delivered automatically to your feed reader.


io prima di tutto vorrei capire cosa si può imparare stando nella tana dell’orco. a difendersi? certo. almeno finchè si può, finchè si resiste. si impara quindi a resistere alla paura, alla violenza, alla deprivazione. perlomeno spero che si impari questo, altrimenti auguro la pazzia e il delirio a chiunque si ritrovi in quelle tane. si impara a soffrire anche però ed è questa la forma di resistenza migliore. come la pelle che, esposta al sole, si abbronza, si scurisce, non per fini estetici, ma per proteggersi dall’eccesso di stimolazione luminosa. e ripeto, non auguro a nessuno di trovarsi in situazioni in cui dover imparare a soffrire, ma se così dovesse essere per forza, io credo che avere per il mondo persone che sanno cosa vuol dire soffrire e che sanno soffrire, non necessariamente diffonda altra sofferenza. può diffondere anche la gioia che si prova quando si sa di no soffrire più, ricca della saggezza che matura nel dolore. le comunità a volte sono posti tristi, rovinati, decadenti in cui si sommano fatiche e dolore di vite individuali. è vero. è vero quindi che si può soffrire in questi luoghi. ma cosa fa più male? una società che con tutti i limiti reali vuole prendersi carico della sofferenza delle persone e insegnare, a partire dal vivere in posti umili, a soffire senza rovinarsi la vita; oppure una società che accoglie in posti lussuosi solo chi se lo può permettere economicamente, insegnando loro a vivere in un mondo artificiale e che poi, fuori da lì, alla prima fatica rischia di soccombere? perchè il governo italiano attuale non solo non vuole investire su luoghi che insegnano a vivere in condizioni realistiche, ma addirittura infanga questo importante gesto pedagogico e sociale?