Giovani senza voce
Oggi ascoltavo, a Radiopopolare – Milano, una intervista a Paolo Rossi che affermava che sono i giovani ad essere senza voce, non tanto i giornali, il silenzio, la censura è sulla voce dei precari.
Derubati di parola e futuro.
E diceva che sono i vecchi a parlare, i nonni (anagraficamente parlando) dacchè i padri sono ancora lì che aspettano il loro turno. Spesso, concludeva con una battuta, sono i morti che hanno ancora la parola e la palla in campo.
Ecco che, con questa intervista, appare un vuoto di due generazioni. Silenti.
Poi c’è Davide C. che, nel suo commento all’articolo di Giuseppe Pinto “Confesso” - crf. http://www.studiodedalo.net/SalottoPedagogico/?p=295&cpage=1#comment-278 -, si chiede e ci chiede di rintracciare le basi comuni per avviare un progetto educativo e più precisamente dice ….”su quali basi vogliamo costruire il nostro progetto educativo per l’Italia di oggi e domani?”. E chiude citando Don Milani come il riferimento culturale da rimettere in campo.
Ma forse nel Dopoguerra, e come in ogni in un momento di crisi storica, si è cercato così forzatamente una traccia da seguire? Insomma nella crisi cui siamo di fronte, celata e dissimulata da altre crisi di facciata, crisi di mutazione e mutazioni …. è così necessario cercare le altrui tracce che ci possono ispirare? Non è ora di cominciare a tracciare tracce?
Tracce che si fanno non a partire dei padri, dai nonni, dai morti ma da noi stessi? E cito il bel titolo di un libro, come chiusa … “i sentieri si tracciano camminando”.
Monica Massola


novembre 20th, 2009 at 16:40
Mi piace il tuo invito Monica.La domanda però è di rito: ma come? ma quando?
Il sentiero, è vero, si traccia camminando ma qualcuno ha già costruito autostrade e le ha già intasate di traffico perchè non si è occupato di logistica e di manutenzione e quel che riusciamo a fare è tracciare sentierini ai bordi delle corsie, rischiando di farci travolgere.Questo è quel che c’è per noi.
E quelli che verrano dopo di noi?
Penso, però, che nella Storia ci siano stati periodi altrettanto complicati, sicuramente più duri e crudeli, magari con tratti problematici diversi meno legati all’aspetto generazionale. o almeno con diversi posizionamenti generazionali…di solito giovani contro vecchi…ora è non cìè nenche gioco
Forse questa che ci si presenta come uno stallo annichilente è la nostra sfida storica.
…più è difficile la situazione più bella è la sfida…
… che questo nostro scrivere non sia già un tentativo di tracciare?
novembre 20th, 2009 at 16:50
@francesca … questo nostro scrivere è già, necessariamente, lasciare traccia … giusto perchè il supporto, il luogo, la rete è qualcosa che di nome e di fatto trattiene le tracce. …
e mi sembra bello cominciare a dire che lo stallo annichilente è la nostra sfida, la sfida del nostro tempo, sapere che abbiamo una sfida nostra, che non è il 68, non è il dopo guerra, ma la storia del dopo muro di berlino, della globalizzazione, della fine del millenno e di tutto ciò di altro che c’è e che non vedo, ma che ci porta al “sentire” l’annichilimento e da cui ripartire …
è una traccia, una rotta da seguire