Giovani senza voce

Oggi ascoltavo, a Radiopopolare – Milano, una intervista a Paolo Rossi che affermava che sono i giovani ad essere senza voce, non tanto i giornali, il silenzio, la censura è sulla voce dei precari.

Derubati di parola e futuro.

E diceva che sono i vecchi a parlare, i nonni (anagraficamente parlando) dacchè i padri sono ancora lì che aspettano il loro turno. Spesso, concludeva con una battuta, sono i morti che hanno ancora la parola e la palla in campo.

Ecco che, con questa intervista, appare un vuoto di due generazioni. Silenti.

Poi c’è Davide C. che, nel suo commento all’articolo di Giuseppe Pinto “Confesso”  - crf. http://www.studiodedalo.net/SalottoPedagogico/?p=295&cpage=1#comment-278 -,  si chiede e ci chiede di rintracciare le basi comuni per avviare un progetto educativo e più precisamente dice ….”su quali basi vogliamo costruire il nostro progetto educativo per l’Italia di oggi e domani?”. E  chiude citando Don Milani come il riferimento culturale da rimettere in campo.

Ma forse nel Dopoguerra, e come in ogni in un momento di crisi storica, si è cercato così forzatamente una traccia da seguire? Insomma nella crisi cui siamo di fronte, celata e dissimulata da altre crisi di facciata, crisi di mutazione e mutazioni …. è così necessario cercare le altrui tracce che ci possono ispirare? Non è ora di cominciare a tracciare tracce?

Tracce che si fanno non a partire dei padri, dai nonni, dai morti ma da noi stessi? E cito il bel titolo di un libro, come chiusa  … “i sentieri si tracciano camminando”.

Monica Massola


2 Responses to “Giovani senza voce”

  • Francesca Says:

    Mi piace il tuo invito Monica.La domanda però è di rito: ma come? ma quando?
    Il sentiero, è vero, si traccia camminando ma qualcuno ha già costruito autostrade e le ha già intasate di traffico perchè non si è occupato di logistica e di manutenzione e quel che riusciamo a fare è tracciare sentierini ai bordi delle corsie, rischiando di farci travolgere.Questo è quel che c’è per noi.
    E quelli che verrano dopo di noi?

    Penso, però, che nella Storia ci siano stati periodi altrettanto complicati, sicuramente più duri e crudeli, magari con tratti problematici diversi meno legati all’aspetto generazionale. o almeno con diversi posizionamenti generazionali…di solito giovani contro vecchi…ora è non cìè nenche gioco

    Forse questa che ci si presenta come uno stallo annichilente è la nostra sfida storica.

    …più è difficile la situazione più bella è la sfida…

    … che questo nostro scrivere non sia già un tentativo di tracciare?

  • monica m Says:

    @francesca … questo nostro scrivere è già, necessariamente, lasciare traccia … giusto perchè il supporto, il luogo, la rete è qualcosa che di nome e di fatto trattiene le tracce. …

    e mi sembra bello cominciare a dire che lo stallo annichilente è la nostra sfida, la sfida del nostro tempo, sapere che abbiamo una sfida nostra, che non è il 68, non è il dopo guerra, ma la storia del dopo muro di berlino, della globalizzazione, della fine del millenno e di tutto ciò di altro che c’è e che non vedo, ma che ci porta al “sentire” l’annichilimento e da cui ripartire …
    è una traccia, una rotta da seguire

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