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	<title>Commenti a: Allenare, educare, crescere, pensare: Julio Velasco &#8211; Coach</title>
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	<description>Un altro blog dello Studio Dedalo</description>
	<lastBuildDate>Sat, 22 May 2010 14:46:49 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Di: Manuela Fedeli</title>
		<link>http://www.studiodedalo.net/SalottoPedagogico/?p=505&#038;cpage=1#comment-461</link>
		<dc:creator>Manuela Fedeli</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Mar 2010 19:46:45 +0000</pubDate>
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		<description>che bello Anna trovarti qui e così energica!
mi fai pensare a quanto già stavo pensando prima con Monica tramite altri canali comunicativi (possibile che pochissimi educatori/pedagogisti/colleghi passino dai blog?), ma anche con le momcoaching commentando i loro contributi e dicendo delle mancanze dei pedagogisti. pensavo e penso che chi fa educazione ha proprio bisogno di darsi una mossa. d&#039;altronde noi siamo qui e sgobbiamo anche per questo, no? ci piace farlo, giusto? tu ora concentrati sulla scadenza che giovedì ti cambierà la vita (e che già te la sta cambiando). io tengo duro e proseguo a testa bassa e, chissà,...prima o poi ti darò il cambio!per cui preparati!!
commentando più analiticamente quanto hai scritto qui, invece, penso che lo scarica barile sia una caretteristica propria del rapporto tra l&#039;essere umano e le responsabilità che incontra. quindi, per certi versi, mi viene da essere clemente pensando a chi scarica il barile, anche riguardando le volte in cui lo scarico io. eppure sono una sostenitrice accanita dell&#039;assuzione delle proprie responsabilità! tra cui cui quindi c&#039;è anche quella di riconoscere i propri errori, volendo mobilitarsi per affrontarli. non so, ma questo Salotto, tra eventi di vita che si intrecciano e l&#039;incontro con le momcoatching, mi sta facendo pensare molto alla vita extraprofessionale e al rapporto che questa ha con la vita professionale, soprattutto nel nostro caso in cui ci occupiamo in varie forme e secondo vari tagli della vita degli altri. mi chiedo, ci rendiamo conto di quante volte ci sentiamo piegate dalle responsabilità lavorative che dobbiamo assumerci per dovere, quando poi la vita ne presenta di ben più gravi (nel senso di grosse e pesanti)? e mi viene da pensare se, quando per lavoro ci troviamo di fronte a responsabilità non prese, noi, che siamo lì a mostrarle, ci ricordiamo e ricordiamo a chi con noi lavora, che la vita è piena di responsabilità ben più gravose da prendere e che non ci si può esimere dal farlo, anche sul lavoro, coscienti, per di più, che se si tratta di lavoro, a un certo punto si può staccare, ma nella vita no, non è permesso farlo. quante paranoie Annina che ci facciamo (noi educatori intendo! ecco, sono partita proclamando clemenza e mi ritrovo come al solito nella posizione di ferma sostenitrice del dovere. è importane però per noi ammettere quel grado di umana imperfezione che ci portiamo dietro. per cui, per chiunque leggerà questo scambio tra me e Anna, tranquilli. anche noi che, &#039;splendide&#039;, andiamo in giro insegnando di tutto e di più, siamo imbranati in qualcosa. forse in ben più che in qualcosa! :)
linko una canzone del liga, così, per distenderci un poco...

http://www.youtube.com/watch?v=6IVroH96628</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>che bello Anna trovarti qui e così energica!<br />
mi fai pensare a quanto già stavo pensando prima con Monica tramite altri canali comunicativi (possibile che pochissimi educatori/pedagogisti/colleghi passino dai blog?), ma anche con le momcoaching commentando i loro contributi e dicendo delle mancanze dei pedagogisti. pensavo e penso che chi fa educazione ha proprio bisogno di darsi una mossa. d&#8217;altronde noi siamo qui e sgobbiamo anche per questo, no? ci piace farlo, giusto? tu ora concentrati sulla scadenza che giovedì ti cambierà la vita (e che già te la sta cambiando). io tengo duro e proseguo a testa bassa e, chissà,&#8230;prima o poi ti darò il cambio!per cui preparati!!<br />
commentando più analiticamente quanto hai scritto qui, invece, penso che lo scarica barile sia una caretteristica propria del rapporto tra l&#8217;essere umano e le responsabilità che incontra. quindi, per certi versi, mi viene da essere clemente pensando a chi scarica il barile, anche riguardando le volte in cui lo scarico io. eppure sono una sostenitrice accanita dell&#8217;assuzione delle proprie responsabilità! tra cui cui quindi c&#8217;è anche quella di riconoscere i propri errori, volendo mobilitarsi per affrontarli. non so, ma questo Salotto, tra eventi di vita che si intrecciano e l&#8217;incontro con le momcoatching, mi sta facendo pensare molto alla vita extraprofessionale e al rapporto che questa ha con la vita professionale, soprattutto nel nostro caso in cui ci occupiamo in varie forme e secondo vari tagli della vita degli altri. mi chiedo, ci rendiamo conto di quante volte ci sentiamo piegate dalle responsabilità lavorative che dobbiamo assumerci per dovere, quando poi la vita ne presenta di ben più gravi (nel senso di grosse e pesanti)? e mi viene da pensare se, quando per lavoro ci troviamo di fronte a responsabilità non prese, noi, che siamo lì a mostrarle, ci ricordiamo e ricordiamo a chi con noi lavora, che la vita è piena di responsabilità ben più gravose da prendere e che non ci si può esimere dal farlo, anche sul lavoro, coscienti, per di più, che se si tratta di lavoro, a un certo punto si può staccare, ma nella vita no, non è permesso farlo. quante paranoie Annina che ci facciamo (noi educatori intendo! ecco, sono partita proclamando clemenza e mi ritrovo come al solito nella posizione di ferma sostenitrice del dovere. è importane però per noi ammettere quel grado di umana imperfezione che ci portiamo dietro. per cui, per chiunque leggerà questo scambio tra me e Anna, tranquilli. anche noi che, &#8217;splendide&#8217;, andiamo in giro insegnando di tutto e di più, siamo imbranati in qualcosa. forse in ben più che in qualcosa! <img src='http://www.studiodedalo.net/SalottoPedagogico/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /><br />
linko una canzone del liga, così, per distenderci un poco&#8230;</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=6IVroH96628" rel="nofollow">http://www.youtube.com/watch?v=6IVroH96628</a></p>
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	<item>
		<title>Di: monica m</title>
		<link>http://www.studiodedalo.net/SalottoPedagogico/?p=505&#038;cpage=1#comment-453</link>
		<dc:creator>monica m</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Mar 2010 14:53:22 +0000</pubDate>
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		<description>beh è una bella provocazione. 
ma la prendo e me la porto in giro. credo sia necessaria.
un pò in stile velasco, se assumi la provocazione poi assumi la responsabilità e poi devi fare...
grazie.

:-))</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>beh è una bella provocazione.<br />
ma la prendo e me la porto in giro. credo sia necessaria.<br />
un pò in stile velasco, se assumi la provocazione poi assumi la responsabilità e poi devi fare&#8230;<br />
grazie.</p>
<p> <img src='http://www.studiodedalo.net/SalottoPedagogico/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> )</p>
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	<item>
		<title>Di: Anna</title>
		<link>http://www.studiodedalo.net/SalottoPedagogico/?p=505&#038;cpage=1#comment-452</link>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Mar 2010 14:20:35 +0000</pubDate>
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		<description>mi viene da pensare che se il fare educazione è -naturalmente- tanto diffuso sia responsabilità di chi lo fa professionalmente quello di creare cultura, pensiero e di saperlo rendendere fruibile. se no, perchè ci pagano?
dunque tocca agli educatori, ai coordinatori di servizio, ai progettisti, ai referenti d&#039;area e di servizio, ai presidenti e direttori pubblici e del privato sociale il compito di pensare il fare.
detto ciò ho una collega che si lamenta spesso della fatica che le viene richiesta nel ripensare il proprio fare. la fatica mia, che la coordino, è quella di mostrarle che è una possibilità per dare senso e rilievo, per &quot;smarcarsi&quot; dall&#039;educazione naturale e far parlare la propria professionalità...ma è dura.
e allora mi viene da chiedermi se anche in educazione (quella professionale) c&#039;è il citato &quot;scarica barile&quot; di Julio Velasco quando parla del rapporto tra sciacciatore e alzatore...non dico, non mi assumo la responsabilità di dire io di quello che faccio perchè poi mi toccherebbe un&#039;altra responsabilità: pensare, trovare nuove soluzioni creative, schiacciare anche le palle basse, quelle venute male, quelle neanche alzate, usare due mani,una sola, il pugno, il pallonetto, la schiacciata lunga, quella media, quella storta, quella che buca le mani degli avversari. insomma, se non penso, non devo neppure trovare altre soluzioni. ma dunque - provocatoriamente - perchè si è e si dev&#039;essere pagati per fare qualcosa che già c&#039;è chi lo fa naturalmente??</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>mi viene da pensare che se il fare educazione è -naturalmente- tanto diffuso sia responsabilità di chi lo fa professionalmente quello di creare cultura, pensiero e di saperlo rendendere fruibile. se no, perchè ci pagano?<br />
dunque tocca agli educatori, ai coordinatori di servizio, ai progettisti, ai referenti d&#8217;area e di servizio, ai presidenti e direttori pubblici e del privato sociale il compito di pensare il fare.<br />
detto ciò ho una collega che si lamenta spesso della fatica che le viene richiesta nel ripensare il proprio fare. la fatica mia, che la coordino, è quella di mostrarle che è una possibilità per dare senso e rilievo, per &#8220;smarcarsi&#8221; dall&#8217;educazione naturale e far parlare la propria professionalità&#8230;ma è dura.<br />
e allora mi viene da chiedermi se anche in educazione (quella professionale) c&#8217;è il citato &#8220;scarica barile&#8221; di Julio Velasco quando parla del rapporto tra sciacciatore e alzatore&#8230;non dico, non mi assumo la responsabilità di dire io di quello che faccio perchè poi mi toccherebbe un&#8217;altra responsabilità: pensare, trovare nuove soluzioni creative, schiacciare anche le palle basse, quelle venute male, quelle neanche alzate, usare due mani,una sola, il pugno, il pallonetto, la schiacciata lunga, quella media, quella storta, quella che buca le mani degli avversari. insomma, se non penso, non devo neppure trovare altre soluzioni. ma dunque &#8211; provocatoriamente &#8211; perchè si è e si dev&#8217;essere pagati per fare qualcosa che già c&#8217;è chi lo fa naturalmente??</p>
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		<title>Di: piattinicinesi</title>
		<link>http://www.studiodedalo.net/SalottoPedagogico/?p=505&#038;cpage=1#comment-451</link>
		<dc:creator>piattinicinesi</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Mar 2010 13:48:40 +0000</pubDate>
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		<description>monica, grazie davvero per questo video. in momenti duri è un toccasana. e una bella riflessione sull&#039;educazione</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>monica, grazie davvero per questo video. in momenti duri è un toccasana. e una bella riflessione sull&#8217;educazione</p>
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		<title>Di: monica m</title>
		<link>http://www.studiodedalo.net/SalottoPedagogico/?p=505&#038;cpage=1#comment-442</link>
		<dc:creator>monica m</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 14:52:17 +0000</pubDate>
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		<description>dalla rete .. altre riflessioni in zona coaching http://www.veremamme.it/mamamablog/2010/3/16/lo-schiacciatore-non-parla-dellalzata-la-risolve.html</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>dalla rete .. altre riflessioni in zona coaching <a href="http://www.veremamme.it/mamamablog/2010/3/16/lo-schiacciatore-non-parla-dellalzata-la-risolve.html" rel="nofollow">http://www.veremamme.it/mamamablog/2010/3/16/lo-schiacciatore-non-parla-dellalzata-la-risolve.html</a></p>
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