Cronache Pedagogiche

di Igor Salomone – Un altro blog dello Studio Dedalo

Cari professori

Posted on | maggio 29, 2010 | No Comments

di Irene Auletta

Pomeriggio afoso, scuola media dell’hinterland milanese, incontro di verifica relativo a un progetto rivolto ai gruppi classe. Sono presenti un buon numero di docenti, due educatori coinvolti nel progetto e il consulente pedagogico supervisore del progetto stesso.

Come spesso accade, l’inizio risulta un po’ faticoso. Non si capisce quale aula ospiterà l’incontro, mancano le sedie e i presenti sembrano più interessati a parlare di altro che dell’oggetto previsto all’ordine del giorno. Non di secondaria importanza il fatto che all’orizzonte, come nuvoloni neri che anticipano un temporale estivo, ci sono i mitici scrutini che sembrano per molti un vero incubo.

Finalmente iniziamo e una coraggiosa docente prende la parola parlando dell’esperienza  della sua classe. Dopo soli dieci minuti interviene una sua collega che, senza mezzi termini, esordisce dicendo “insomma, io vorrei capire quanto tempo ci diamo per ciascuna classe? Siamo in diverse e mi pare che il tempo stringa! Io sono davvero stanca, corro da stamattina alle otto e non ho neppure mangiato per essere qui puntuale”. “Giusto! Rinforza un professore dall’aria affaticata. Non facciamola troppo lunga. Limitiamoci a dire se il progetto è andato bene oppure male, tanto con questi ragazzi abbiamo poco da fare. Io sono davvero demotivato e sfiduciato della mia classe. Questa volta i ragazzi mi hanno davvero deluso e poi, ci hanno fatto troppo male. Si, quest’anno i ragazzi ci hanno fatto davvero male!”.

Cari professori, oggi vi ho proprio pensato mentre leggevo l’ultimo libro di Salvatore Natoli, professore di filosofia teoretica. Nelle primissime pagine leggo “l’agire non è dunque un semplice fare, ma consiste propriamente nel dar senso a quel che si fa e nel trasformarlo…. dobbiamo allora domandarci se quel che abitualmente facciamo è un agire o non piuttosto un semplice mettere in esecuzione, in conformità agli automatismi della vita corrente”.

Va bene. Ripartiamo da qui e proviamo a capire come possiamo aiutare questi professori così stanchi, afflitti, demotivati e affamati.

Ascoltiamo una carrellata di informazioni brevi, concise e dense di valutazione, nel senso di tutto bene o tutto male. Piano piano chi conclude la sua dichiarazione saluta velocemente il resto del gruppo, sollevato dal peso del suo impegno. Alla fine rimaniamo in sei, su un numero iniziale di circa 15 persone.

Sembriamo un gruppo di superstiti e in fondo lo siamo. Ci fermiamo a parlare dei ragazzi, di educazione e delle fatiche dell’insegnamento. Raccogliamo piccoli successi, importanti cambiamenti, nuove strategie e interessanti significati che fanno ben sperare anche in questi ragazzi tanto mal giudicati.

Grazie a chi è rimasto. Per gli altri, potrei consigliare qualche libro da leggere come compito per le vacanze?

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