Figli con avviso di ricevimento
Posted on | maggio 29, 2010 | 1 Comment
Mi sono preso la briga di consultare il dizionario. Lo faccio sempre quando una parola non mi convince. Soprattutto se quella parola fa parte di un discorso che viene indirizzato a me, procurandomi fastidio. Anche l’orticaria, talvolta.
Dunque “accettare”. Per qualche oscuro motivo compare pochissimo nei miei di discorsi e tanto meno nei miei scritti. Ho controllato, in tutto Con occhi di padre l’ho usata tre volte e mai in riferimento a mia figlia. Eppure se ne fa largo uso con l’handicap, in particolare nella forma del più perfido degli interrogativi rivolti a chi ha un figlio disabile. Considerando che la disabilità nella maggior parte dei casi è un evento imponderabile e fortuito del quale difficilmente si può accusare a chi l’ha generata, la storia di “accettare” o meno ciò che il destino ti ha messo davanti, si rivela una strategia perversa per far ricomparire il senso di colpa in faccende che tutto sommato potrebbero, almeno su questo fronte, essere maggiormente rasserenate.
Ma cosa significa, alla fine, “accettare” qualcosa? Esattamente il contrario di “respingere”. Qualcosa, o qualcuno, arriva e tu lo accetti invece di cacciarlo via o rispedirlo al mittente. Come si fa con un pacco postale, o una telefonata a carico del destinatario. Anche se non sai cosa ci sia nel pacco o chi all’altro capo della linea. In pratica è come dire “vedo” a poker, dopodichè l’altro scopre le carte e a quel punto capisci se hai vinto o se ti sei giocato tutto. Sai che grande impresa.
Certo, nell’uso corrente “accettare” sta anche a intendere il “ricevere con gradimento”, come si fa con I regali. E’ buona norma, infatti, dire grazie e sorridere anche se ti rifilano la stessa paccottiglia riciclata per la terza volta. E, comunque, un figlio, si sa, è un dono di Dio, dunque va accolto con gratitudine in qualsiasi modo si presenti e, soprattutto, quali che siano le sue condizioni. Messa così, va già meglio.
Ma c’è sempre quel “nonostante” che si sente appena sottotraccia, che non riesco a digerire. “Nonostante” mi è sempre sembrato un modo un po’ peloso di amare. E’ quel “lo stesso” che mi irrita: sei così e cosà, in realtà non dovrei affatto amarti, ma ti amo lo stesso. Come se. Come se tu non fossi tutto quello che sei. In pratica l’amore, invece di essere un dono, si presenta come un prestito a fondo perduto, di quelli che non potrà mai essere ripagato. Un debito perenne insomma, l’essere amati “lo stesso” e “nonostante”.
Tra le tante risposte che non ho mai trovato in tempo utile, questa è arrivata anche più tardi delle altre. Non perderò dunque neppure un altro minuto. No, non ho mai accettato Luna. O meglio, forse sì, c’è stato un tempo in cui ho dovuto accettarla: quando è arrivata ed è arrivata così e non c’era possibilità alcuna di rispedirla da dove era venuta. Ma non sono affatto orgoglioso di quel passaggio. Anzi, è stata l’origine di tutte le sofferenze, di tutte le angosce, di tutti I dubbi, di tutte le inadeguatezze che ne sono scaturite.
Ero seduto ieri vicino a lei, in uno di quei momenti magici nei quali comunichiamo con gli occhi e con il sorriso dio sa cosa a parte noi due. Momenti di amore allo stato puro. E ho capito. Ho capito che quei momenti sono diventati possibili non perchè ho accettato mia figlia. Sono diventati possibili perchè alla fine di un lungo e dolorosissimo percorso, io l’ho scelta.
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One Response to “Figli con avviso di ricevimento”
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maggio 30th, 2010 @ 20:05
E’ molto difficile commentare i commenti da genitore, madre di un figlio “normale”. Perchè giustamente la differenza e irriducibile ed il paragone imbarazzante… eppure ascoltandovi si viene travolti dalla forza della dignità e dal rispetto che siete capaci di dare e chiedete per i vostri figli e per voi. Il racconto dei vostri gesti è così dolcemente struggente che rasenta la poesia.
Amedeo (mio figlio) 11 anni, dopo un penoso insuccesso durante un esibizione di pianoforte, molto mortificato mi chiede:- Sei orgogliosa di me?- Io non ho risposto…
Quello che penso è che Amedeo non conoscerà mai l’amore, quello della scelta così come sapete darlo voi e che seppure ovviamente fortunatissimo so che lo vorrebbe.