Miracoli a portata di mano
Posted on | maggio 18, 2010 | 2 Comments
Sì, la fortuna… Anch’io mi sento sempre più spesso fortunato. E’ quello che vado raccontando ai genitori di figli disabili e non, nelle serate di incontri in giro per l’Italia. Luna, del resto, fa rima con fortuna.
Mi capita certo di sentirmi fortunato ogni volta che incontro situazioni di molto peggiori delle nostre. Non si fa fatica a trovarle. Poi mi viene il sospetto che quelli che sto guardando pensino la stessa cosa di se stessi guardando noi. Forse è solo capacità di vedere in ciò che abbiamo, quello che dal di fuori non si riesce a vedere. Ed è un’ottima qualità.
Cosa si nasconde dietro il fatto che Luna non “parla”, dunque? c’è sempre qualcuno che mi invita a non disperare, che se seguita adeguatamente prima o poi accadrà il miracolo. E mi sono scoperto rispondere un paio di sere fa a Gorizia che alla fine cosa mi aggiungerebbe e cosa aggiungerebbe sopratutto a mia figlia il fatto remoto ed eventuale di pronunciare due, tre, cinque anche dieci parole? Certo, se mai mi chiamerà papà sverrò in un mare di lacrime, ma detto questo, nulla di più.
Tornato da Gorizia sono venute a prendermi alla stazione lei e sua madre. Appena mi ha scorto da lontano, Luna mi è corsa incontro tutta eccitata e scoordinata. Arrivata a un palmo, mi ha stretto in un abbraccio lungo, intenso, inequivocabile: mi sei mancato papà, mi sei mancato. Dei tanti tipi di abbraccio di cui è capace, quello era chiaramente un saluto per me che tornavo dopo un’assenza di qualche giorno. Per il resto, il silenzio, il suo meraviglioso e intenso silenzio. Un silenzio fatto di attenzione e di sguardi, dii contatto e di gesti, assolutamente pieno pur essendo vuoto di parole. Anzi, pieno proprio perchè vuoto di parole.
E’ questo il miracolo.
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2 Responses to “Miracoli a portata di mano”
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maggio 18th, 2010 @ 12:52
mi ricordo la madre di paolo, affascinante e misterioso giovane uomo autistico.
sua madre gli offriva il meglio della vita di cui lui poteva fruire, entro le sue possibilità ed entro le possibilità economiche (imponenti) familiari. non c’era nessuna forma di compensazione, ma una riflessione che la signora aveva condiviso con noi operatori di un cse.
se paolo non avesse avuto problemi di autismo avrebbe forse studiato ad harward o yale, così altrettanto naturalmente fruiva dei benefit che gli si potevano grantire, in quanto figlio.
a me resta il ricordo di una madre che guardava suo figlio, non una madre che guarda suo figlio disabile.
m
maggio 18th, 2010 @ 18:02
grazie Igor…è bello ascoltarti, è “una fortuna”…ed è bello ascoltare i silenzi di Luna..che sono davvero pieni di sfumature, forma e sostanza di un dialogo possibile e percepibile davvero prezioso da incontrare.