Volevo solo due paia di calzini – post tratto da panzallaria.com
Posted on | maggio 9, 2010 | 3 Comments
Di Francesca Sanzo – autrice del blog Panzallari
a Ieri alle 17.30 c’è stata questa riunione della scuola. La seconda – per intenderci – dell’anno. Non ci sono soldi, nemmeno per le riunioni.
Uscita dall’ufficio, dato che frollina era con i nonni e a me rimanevano 45 succulenti minuti di vaghezza urbana (niente pc per donnapensare o altro, niente bambina da giocare, niente lavoro da lavorare) ho deciso di fermarmi in centro per comprare due paia di calzini simpatici da spaiare e riabbinare per sabato sera.
Come buon auspicio. Io tutte le volte che devo fare qualcosa di importante, come buon auspicio mi indosso calze spaiate belle. Quando non è importante sono spaiate e pure brutte.
Però al posto del mondo del calzino ci era un nuovo negozio. Un negozio di vestiti, di quei vestiti che piacciono a me. Molto panzallaria.
Larghi eran larghi per contenere le mie carni.
Simpatici eran simpatici, per dare lustro alle mie malsane idee.
Ecco che senza manco accorgermene non solo ero dentro al negozio, dove la commessa mi ha imbonita subito con il trucco più vecchio del mondo, ovvero dirmi che se ero amica di una sua cliente mi faceva lo sconto e io ho sparato un nome a caso di una mia amica e lei mi ha detto che si, in effetti è sua cliente, e allora che non mi preoccupassi, che alla fine ”mi faceva bene”.
Nel negozio c’erano prezzi cari un bel po’ ma la roba era bella un bel po’ e dato che mi sono pensata che io sabato sera poi c’ho una prima teatrale, come la Eleonora Duse, e che ho appena preso lo stipendio e che il mio armadio è una specie di deserto del Sahara punteggiato dal miraggio di vecchi abiti che ora riuscirei a infilarmi solo nelle braccia, tanto sono diventata balena nel frattempo, allora mi sono detta
perché no?
E così ho inserito la marcia e mi sono data al consumismo più sfrenato e la commessa intanto mi diceva “Se fossi un chiletto più magra ti farei vedere anche questo!” o robe tipo “Peccato che hai un seno così grosso se no chissà che carina con questa camiciola…” e malgrado le simpatiche affermazioni io la adoravo questa donna, perché mi continuava a dire che mi faceva bene e mi faceva vedere abiti bellissimi che alla fine
alla fine
dico io
ho pensato seriamente di lasciare un rene.
Di espiantarmelo da sola.
Che tanto se il buon dio dei cattolici ce ne ha dati due, forse il motivo è proprio che uno è di riserva per poterlo vendere in casi come questi, che vorresti cambiarti tutto il guardaroba e ti si sommano nel cervello un centinaio di motivi validissimi per cambiarlo questo fottuto guardaroba e allora ti pensi che si, averci un bisturi nella borsetta…
Dopo la session nel negozio ovviamente non ho mica comprato i calzini che erano poi quelli il mio obiettivo ma il negozio non c’è più.
Dopo la session sono andata alla riunione della scuola dove c’era solo la B1 che è la Bì più Bì delle due maestre, la quale ci ha spiegato i motivi per cui ai bambini non si possono più fare attività che non ci sono soldi ragazzi miei, il comune non ha soldi, lo stato non ha soldi e la Gelmini è troppo occupata a riflettere sui privilegi delle mamme normali.
La B1 e la B2 vorrebbero fare tante cose, ma d’altra parte chi glielo paga lo straordinario?
Ecco, allora ho pensato a tutti i giovani che fanno cose per la gloria e che – come del resto la sottoscritta – la parola straordinario la associano solo alle nevicate primaverili, ma che forse hanno ragione loro, la b1 e la b2, che il lavoro è il lavoro e non si può lavorare per la gloria.
Ho pensato a questo Paese che si basa sulla buona volontà di chi ci crede e che se tutti smettessimo di fare di più, porcaputtana, questo Paese si fermerebbe perché non ci sono le tutele e i soldi e non c’è la voglia di investire e riconoscere gli sforzi.
Insomma ho pensato che dal loro punto di vista le capisco le bì maestre, ma è anche vero che se penso al mio di punto di vista, di mamma di una bimba curiosa e intelligente, ecco mi viene lo scoraggiamento a guardare all’amaro futuro formativo che l’aspetta.
Poi ecco, devo dirlo, c’era anche l’insegnante di religione e sono stata molto felice che mia figlia non la faccia. Perché più di dire che lei non insegna catechese ma i rudimenti della dottrina cattolica, ecco la maestra di religione non ha detto. E quando io che sono la regina di padelle e polemiche le ho chiesto come mai non insegna anche le altre di religioni, visto che lei non fa catechese e che in quel caso forse ci avrei mandato anche la frollina, allora lei mi ha detto che i bambini per le altre religioni non sono ancora pronti.
Insomma.
Ieri ho capito che:
- meglio non entrare nei negozi dove ti fanno bene perché esci senza un rene
- meglio non sperare che tua figlia a scuola faccia più di quello che farebbe in un baby parking
- il dio dei cattolici è adatto ai minori di 6 anni, gli altri invece è meglio conoscerli dopo
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3 Responses to “Volevo solo due paia di calzini – post tratto da panzallaria.com”
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maggio 10th, 2010 @ 14:22
ci ho pensato mentre allattavo stanotte a cosa mi stona e mi torna e mi fa incavolare di questa storia. per rispondere ne devo raccontare un’altra che mi sembra troppo lunga da mettere qui ma che trovate sul mio blog.
maggio 13th, 2010 @ 17:25
concordo praticamente su tutti i fronti..di questi tempi si rischia di dover “potere” per avere: come in certi negozi…e “potere” anche per essere (per stare bene…)…il problema è che sta diventando (o è già così) anche per la scuola. La “buona educazione” è un lusso.
Mia figlia fa la prima elementare e nonostante bazzichi professionalmente le scuole da un po’ non avevo realizzato quanto poco “educare” sia sopravvissuto alle differenti controriforme….tutte le abilità di autonomia sono date per scontate, tutto fa parte dei “prerequisiti” di partenza, cioè un bambino (che magari non ha ancora compiuto sei anni) deve già essere “adulto”, così poi non disturba e lo posso istruire con facilità.
La tendenza della moda per i bimbi è poi quella di adultizzarli….vorrà dire qualcosa?
maggio 15th, 2010 @ 19:30
E’bello leggere riflessioni intelligenti e interessanti dipinte da uno spirito simpatico e leggero. la fotografia della commessa e del negozio è davvero divertente e realistica come purtroppo anche l’immagine delle due insegnanti e delle solite frasi trite e ritrite che hanno proprio scocciato tutti. i bambini, per fortuna, imparano grazie a tanti incontri diversi e sono certa che di persone che vanno oltre lo straordinario ce ne sono ancora tante. comunque, un bel vestito ogni tanto può curare anche lo spirito…senza perdere un rene però!