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	<title>Cronache Pedagogiche</title>
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	<description>di Igor Salomone - Un altro blog dello Studio Dedalo</description>
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		<title>Di sana e robusta Costituzione</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Jan 2010 15:00:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Igor Salomone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non parlo di Brunetta, evidentemente, ma della Carta. Quella del &#8216;48 per intenderci. Ho anni a sufficienza per ricordarmi d&#8217;averla incontrata alla Elementari. Ora di Educazione Civica. Con le 3 &#8220;i&#8221; evidentemente non c&#8217;è più stato spazio.
Dunque, l&#8217;Art. 1. Quello del &#8220;lavoro&#8221; sul quale la Repubblica Democratica che è l&#8217;Italia, dovrebbe fondarsi. Che sfiga, dopotutto, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Non parlo di Brunetta, evidentemente, ma della Carta. Quella del &#8216;48 per intenderci. Ho anni a sufficienza per ricordarmi d&#8217;averla incontrata alla Elementari. Ora di Educazione Civica. Con le 3 &#8220;i&#8221; evidentemente non c&#8217;è più stato spazio.</p>
<p style="text-align: justify;">Dunque, l&#8217;Art. 1. Quello del &#8220;lavoro&#8221; sul quale la Repubblica Democratica che è l&#8217;Italia, dovrebbe fondarsi. Che sfiga, dopotutto, non poteva fondarsi, che so, sul divertimento? sul tempo libero? sul piacere? No, sulla fatica quotidiana di guadagnarsi il pane. Che poi sai l&#8217;originalità, c&#8217;aveva già pensato Dio contestualmente alla cacciata dall&#8217;Eden di Adamo ed Eva, i primi &#8220;fannulloni&#8221; della storia umana, beccati sul fatto mentre cercavano di accedere alla Conoscenza, due veri fessi, invece di godersi il Bengodi e l&#8217;ingenuità primigenia. Volete &#8220;sapere&#8221;? peggio per voi, giù a lavorare e a partorire con dolore. Non sembrerebbe che i Padri Costituenti si siano spinti molto più in là.</p>
<p style="text-align: justify;">Dunque i creativi nostrani che si affannano a spulciare dal cappello revisionista nuove fondamenta per la Costituzione Futura, non hanno tutti i torti. Sul lavoro? e perchè non anche sull&#8217;impresa? andiamo, non crederemo ancora che Cipputi sia l&#8217;unico vero produttore in circolazione! E poi mica si lavora soltanto nella vita, ci sono valori più fondamentali, che so, la libertà, la felicità, la proprietà privata, le rendite finanziarie, insomma, hai voglia di trovare su cosa fondare la Repubblica Italiana. La terza ovviamente. Probabilmente l&#8217;ultima.</p>
<p style="text-align: justify;">Del resto nel coro variegato di chi si oppone, si sentono voci che difendono la centralità del lavoro come mezzo per poter condurre una vita dignitosa, che nello specifico significa pagarsi l&#8217;affitto o il mutuo, comprarsi da mangiare, mandare a scuola i figli e cosette del genere. Tutte sacrosante, ma anche una rendita finanziaria serve allo stesso scopo, perchè allora privilegiare il lavoro? Se uno ce la fa anche senza lavorare tanto meglio per tutti. Vedi Win For Life e il sogno diffuso di poter campare facendo linguaccia a quel tizio che gufava insistendo sul sudore della fronte. Dunque, perchè tanta cagnara di fronte all&#8217;ipotesi di modificare il primo articolo della Costituzione? aggiorniamolo no?</p>
<p style="text-align: justify;">Resta una domanda. Da qualche parte vogliamo ricordare che una Repubblica Democratica è luogo per Cittadini e che ogni Cittadino si definisce in base ai diritti e ai doveri che la Cittadinanza gli conferisce? E il primo dovere, anzi il padre di ogni dovere è la Responsabilità nei confronti della Civitas. Ovvero il tener fede al proprio compito nell&#8217;apportare un contributo non peloso e distratto, ma fattivo e intelligente al bene comune. Compito che è sempre individuale e indelegabile.</p>
<p style="text-align: justify;">E se fosse semplicemente questo il senso del &#8220;lavoro&#8221; al quale fa riferimento la Costituzione? Ognuno deve contibuire allo sviluppo sociale, chiamiamo &#8220;lavoro&#8221; tutto ciò che va in quella direzione. Se poi significa dirigere una multinazionale o tirare di lima in qualche residua fabbrica metalmeccanica, chissenefrega, sempre lavoro è. Sta a chi si preoccupa unicamente di fare i propri esclusivi interessi e della ristretta cerchia di familiari e amici, dimostrare che ciò che fa produce un valore aggiunto per tutti. Se non ci riesce vuol dire che lui non si fonda sul lavoro. Possiamo tollerarlo.</p>
<p style="text-align: justify;">I parassiti hanno una loro funzione ecologica, non è detto debbano essere per forza debellati. Ma per favore, non pretendete di elevare la vostra misera condizione a ideale per tutti. E non toccate per nessun motivo al mondo quell&#8217;articolo che con la sua stessa esistenza ve la ricorda in continuazione.</p>
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		<title>La Croce è da appendere o da portare&#8230;?</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 09:19:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Igor Salomone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronache Pedagogiche]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;articolo di Travaglio di oggi sul Fatto, a proposito della querelle Crocefisso sì, Crocefisso no, è illuminante. Ne consiglio un&#8217;attenta lettura.
Prendendo spunto dalle sue parole, direi che il punto è il seguente: quel simbolo appeso alle pareti scolastiche va tolto se ha smarrito il senso che dovrebbe avere tutto ciò che si appende alle pareti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L&#8217;articolo di Travaglio di oggi sul Fatto, a proposito della <em>querelle</em> Crocefisso sì, Crocefisso no, è illuminante. Ne consiglio un&#8217;attenta lettura.</p>
<p style="text-align: justify;">Prendendo spunto dalle sue parole, direi che il punto è il seguente: quel simbolo appeso alle pareti scolastiche va tolto se ha smarrito il senso che dovrebbe avere tutto ciò che si appende alle pareti scolastiche: insegnare qualcosa. Ricordo cartine geografiche e cartelloni con questo o quel contenuto didattico. Ricordo scaffali con libri e lavori eseguiti e poi esposti. Ricordo foto e disegni. Ognuno un riferimento a qualcosa cui pensare, oppure il risultato o il testimone di un processo di pensiero. E di apprendimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco, discutere se il Crocefisso possa essere un simbolo accettabile o meno è una discussione oziosa. Come sempre il punto è capire cosa se ne fanno gli insegnanti, ogni singolo insegnante, del fatto di avere il Crocefisso appeso alle pareti. Se lo lasciano lì a fare arredo, tanto vale toglierlo. Se diviene occasione per parlare di ciò che rappresenta, e non sto parlando della religione, ma della vicenda umana e storica di Gesù di Nazareth, allora ha senso che stia lì.</p>
<p style="text-align: justify;">Fossi un insegnante farei così invece di partecipare a questa inutile discussione. Toglierei il Crocefisso per un po&#8217;. Poi lo riappenderei. Questa azione permetterebbe a tutti di ri-vedere qualcosa che data la scontatezza nessuno vedeva più. Coglierei l&#8217;occasione per parlare e per ragionare e per raccontare e per fare ricerche attorno a ciò che quel simbolo porta con sè. Fatto questo, dopo qualche tempo, esporrei un mezzo busto di Socrate, come quello che campeggiava a casa dei miei genitori e che mi ha accompagnato per decenni, e farei lo stesso percorso. Poi passerei a una foto di Ghandi, magari, quindi a un&#8217;immagine del Buddha e così via.</p>
<p style="text-align: justify;">Una volta si chiamavano Uomini Illustri. Naturalmente ci si possono aggiungere anche simboli di Donne Illustri. L&#8217;importante è che sia occasione di togliere la polvere accumulata su tutto ciò che appare nobile, dignitoso, grande, coraggioso, da tempo obliato dalla pessima mediocrità furbetta e imbecille diventata valore dominante. Anzi unico.</p>
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		<title>Lettera aperta a Piero Marrazzo</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Oct 2009 14:51:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Igor Salomone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ricevo da Davide Castronovo e volentieri pubblico
Egregio dott. Marrazzo,
purtroppo oggi la battaglia politica è una sorta di guerra totale, che si dichiara nell&#8217;abbattimento della separazione tra vita privata e vita pubblica. E&#8217; storia vecchia, ma oggi esagerata. Eppure dobbiamo farci i conti, oggi più che ieri, visto che le immagini costituiscono le realtà mediate con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ricevo da Davide Castronovo e volentieri pubblico</p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman', 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif; line-height: normal; font-size: 12px;"><em>Egregio dott. Marrazzo,</em></span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman;"><em>purtroppo oggi la battaglia politica è una sorta di guerra totale, che si dichiara nell&#8217;abbattimento della separazione tra vita privata e vita pubblica. E&#8217; storia vecchia, ma oggi esagerata. Eppure dobbiamo farci i conti, oggi più che ieri, visto che le immagini costituiscono le realtà mediate con le quali tutti abbiamo a che fare. Visto che le immagini spesso contano più di ciò di cui si fa esperienza diretta e determinano il giudizio altrui e il proprio su ciò che si è.</em></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman; min-height: 15.0px;"><em>L&#8217;immagine del suo viso abbronzato, con gli occhi sgranati, mi ha fatto pensare al senso di vergogna che esprimono.</em></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman;"><em>Vergogna che tanto la differenzia dall&#8217;arroganza del presunto pedofilo e puttaniere che ci governa a livello nazionale.</em></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman;"><em>La vergogna è un sentimento umano e nobile, perché esprime il valore che si attribuisce alla legge sociale e la consapevolezza di averla trasgredita con il conseguente derivato senso di colpa.</em></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman;"><em>La vergogna è un sentimento sociale, l&#8217;arroganza è un sentimento antisociale. Ma d&#8217;altronde, si sa, il nostro presidente del consiglio è un idiota, in senso etimologico, cioè uno che crede che tutto sia centrato su di sé.</em></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman;"><em>Ciò che mi interesserebbe capire è per che cosa prova vergogna.</em></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman;"><em>Vorrei che non fosse perché ha avuto una relazione con una o più transessuali, cioè vergogna per l&#8217;oggetto destinatario del suo eros. L&#8217;eros è libertà di desiderare e spesso si scontra con i limiti sociali, ma i limiti sociali sono modificabili.</em></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman;"><em>Perché non pensare che un giorno sarà possibile amare liberamente un transessuale? Non è anche questa una valida battaglia per l&#8217;emancipazione sessuale e perciò anche sociale?</em></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman; min-height: 15.0px;"><em>Se la vergogna fosse rispetto al tradimento dell&#8217;amore coniugale, direi che allora il suo senso morale è così alto che l&#8217;avrebbe diversificata dalla maggior parte degli uomini e delle donne italiane che senza alcuna remora si tradiscono, più o meno consenzienti.</em></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman; min-height: 15.0px;"><em>Se, invece, la sua vergogna fosse in relazione alla mancata denuncia dei ricattatori e alla connivenza con loro pur di insabbiare il rischio di farsi “sputtanare”, mi troverebbe perfettamente solidale col suo senso di vergogna, cioè con la vergogna di avere provato vergogna.</em></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman;"><em>In questa vergogna alla seconda (vergogna della vergogna), credo che stia la sua debolezza e quindi la sua umanità. E&#8217; la stessa debolezza che probabilmente porta gli estorti dal pizzo a non denunciare i mafiosi.</em></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman;"><em>E&#8217; la stessa debolezza che per essere superata ha bisogno di solidarietà.</em></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman; min-height: 15.0px;"><em>Ecco, caro dottor Marrazzo, con questa lettera io voglio esprimerLe la mia solidarietà per la sua debolezza, ma anche la tristezza per il mancato coraggio che ha avuto nel denunciare i suoi ricattatori e nel distinguersi dal “macho in viagra” che sta al comando della nazione.</em></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman;"><em>Mi spiacerebbe se passasse che l&#8217;unica differenza tra Lei e lui è quella che passa tra chi va con una transessuale e chi va con una velina!</em></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman; min-height: 15.0px;"><em>Credo che per rimarcare la differenza che c&#8217;è tra Lei e lui ci sia bisogno di un grande movimento culturale che il suo, il mio, Partito dovrebbe fare da subito, senza ipocrisie.</em></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman;"><em>Che B. scopi non è un problema nostro, ma che lui usi il suo potere per “piazzare” le sue favorite a decidere della collettività solo perché belle e disponibili al suo piacere, questo è intollerabile ed è l&#8217;UNICO elemento forte che, in tutto questo casino, fa la differenza tra Lei (noi) e lui e i suoi / le sue.</em></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman; min-height: 15.0px;"><em><span style="font-style: normal;"><span style="white-space: pre;"><em> </em></span><em>Con affetto,</em></span></em></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman;"><span style="white-space: pre;"><em> </em></span><em>Davide Castronovo</em></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman; min-height: 15.0px;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman; min-height: 15.0px;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman; min-height: 15.0px;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman; min-height: 15.0px;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman; min-height: 15.0px;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times New Roman; min-height: 15.0px;">
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		<title>Eserciziario pedagogico&#8230;</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Oct 2009 09:40:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Igor Salomone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dunque la situazione è questa, viviamo in un (cosiddetto) Paese in cui un Governatore viene ricattato dai Carabinieri che l’hanno beccato con un trans. E lui si fa ricattare.
Ecco un bell’esercizio etico-politico-pedagogico per tutti: se un ragazzo o una ragazza, poniamo di dodici o tredici anni, magari vostro figlio o vostra figlia, o un alunno, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; text-align: justify; margin: 0px;"><span style="letter-spacing: 0px;">Dunque la situazione è questa, viviamo in un (cosiddetto) Paese in cui un Governatore viene ricattato dai Carabinieri che l’hanno beccato con un trans. E lui si fa ricattare.</span></p>
<p style="font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; text-align: justify; margin: 0px;"><span style="letter-spacing: 0px;">Ecco un bell’esercizio etico-politico-pedagogico per tutti: se un ragazzo o una ragazza, poniamo di dodici o tredici anni, magari vostro figlio o vostra figlia, o un alunno, o figli di amici, vi prendono alla sprovvista e vi chiedono cosa sia giusto e cosa sbagliato in tutta questa vicenda e in quel che ne sta seguendo, cosa rispondete&#8230;?</span></p>
<p style="font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; min-height: 14px; text-align: justify; margin: 0px;">Pensiamoci, tenendo conto che dalla risposta a una domanda del genere, potremo capire se ci sia ancora qualcosa da raccontare, qualcosa da insegnare e, dunque, se raccontando e insegnando, potremo o meno uscire dall’assurdo nel quale tutti noi siamo affondati.</p>
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		<title>Furbizia, ozio dell&#8217;intelligenza</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Oct 2009 08:59:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Igor Salomone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;ozio è il padre dei vizi. Così mi dicevano da bambino, con un ultimo colpo di coda di un tardo puritanesimo calvinista già morto e sepolto negli anni &#8216;60 del boom e del mito insorgente del benessere. Poco più tardi, da qualche parte a scuola, ho imparato che l&#8217;ozio per gli antichi aveva ben altro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L&#8217;ozio è il padre dei vizi. Così mi dicevano da bambino, con un ultimo colpo di coda di un tardo puritanesimo calvinista già morto e sepolto negli anni &#8216;60 del boom e del mito insorgente del benessere. Poco più tardi, da qualche parte a scuola, ho imparato che l&#8217;ozio per gli antichi aveva ben altro valore. Era il tempo del pensiero e della meditazione, necessario per la formazione dell&#8217;uomo colto.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi in realtà nessuno ozia. Non c&#8217;è tempo. Troppe cose da fare. E quelli che di cose da fare non ne hanno, anziani, malati, disoccupati, o se le inventano o si deprimono. Dunque dovremmo essere una società virtuosa. Nienteaffatto. L&#8217;ozio è un mito, non una pratica, e di fronte al tempo vuoto la maggioranza di noi si angoscia.</p>
<p style="text-align: justify;">Dunque la promessa di un futuro in panciolle, per vincite milionarie o per una pensione cospicua e rassicurante, funziona perchè è una promessa. E molto improbabile. Che fa sognare però un futuro privo di fatiche, conquistato senza alcuna fatica. Da qui il senso odierno dell&#8217;ozio: non un tempo liberato dalla fatica del fare per dar spazio maggiore alla fatica del pensare, ma il sogno della fine di ogni tipo di tribolazione. Che poi è un sogno di morte. O di furbizia.</p>
<p style="text-align: justify;">La furbizia, in fondo, non è che l&#8217;ozio dell&#8217;intelligenza. Pensare, e soprattutto capire, costa troppe energie. In più c&#8217;è sempre il rischio di non sentirsi abbastanza intelligenti per riuscirci. Ma furbi si può esserlo tutti, basta seguire i buoni esempi. Che non mancano e anche ad altissimi livelli. La pigrizia mentale si fa così valore e permette a ognuno di potervi aspirare. Peccato che, mentre l&#8217;intelligenza può essere una conquista universale faticosa ma per tutti, in un mondo in cui tutti sono furbi, alla fine nessuno lo è. O meglio, un mondo tutto di furbi non può che essere nelle mani di chi lo è sul serio e domina gli altri facendo loro credere di esserlo.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Nota: altre riflessioni che potrebbero interessarvi</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.studiodedalo.net/SalottoPedagogico/?p=261" target="_self">http://www.studiodedalo.net/SalottoPedagogico/?p=261</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.studiodedalo.net/ConferenzeDelSolstizio/?p=66" target="_self"> http://www.studiodedalo.net/ConferenzeDelSolstizio/?p=66</a></p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Shock culturale</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Oct 2009 14:21:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Igor Salomone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ecco sì, uno shock culturale. Esattamente quello che ci vuole Sono d’accordo con lo scritto di Sandro Gozi sull’Unità di oggi, 9 ottobre, pagina 23. Anche perchè senza traumi da questa situazione non ne usciamo. Bocca ha detto oggi in un’intervista sullo stesso giornale che se ci siamo liberati del fascismo, ci salveremo anche dal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; text-align: justify; margin: 0px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;">Ecco sì, uno shock culturale. Esattamente quello che ci vuole Sono d’accordo con lo scritto di Sandro Gozi sull’Unità di oggi, 9 ottobre, pagina 23. Anche perchè senza traumi da questa situazione non ne usciamo. Bocca ha detto oggi in un’intervista sullo stesso giornale che se ci siamo liberati del fascismo, ci salveremo anche dal berlusconismo. Però ha omesso di dire che c’è voluta una guerra (persa) e un disastro inenarrabile per riuscirci. Ora dunque possiamo solo sperare che il trauma necessario possa essere “solo” culturale. E’ l’ultima speranza che ci rimane. </span></p>
<p style="font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; min-height: 14px; text-align: justify; margin: 0px;">E provo a dire la mia circa il come contribuire a produrlo: occorre guardare le cose con una prospettiva radicalmente diversa. Occorre anche essere radicali (almeno) nelle analisi e dirsi che se l’opposizione è afasica, è perchè si è fatta sottrarre tutti i grandi temi che dovrebbe elaborare.</p>
<p style="font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; min-height: 14px; text-align: justify; margin: 0px;">Primo esempio tratto dalle cronache: l’insulto vergognoso a Rosy Bindi. Bene la solidarietà, ma non serve a nulla limitarsi alla condanna rituale del maschilismo brutale e rozzo di cui Berlusconi e cloni si sono fatti paladini. C’è un problema di fondo che l’elaborazione culturale democratica ha smarrito: la differenza tra uomo e donna che produce conflitti di sguardi sul mondo. Anch’io, in quanto uomo, ho una serie di motivi per essere incazzato con il genere femminile. Dove come e quando posso parlarne con un minimo di serenità e un massimo di intelligenza con altri uomini e con le donne, senza confondermi con i bassifondi culturali che ci governano ma, anzi, combattendoli proprio per questa via?</p>
<p style="font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; min-height: 14px; text-align: justify; margin: 0px;">Secondo esempio: Brunetta e la sua battaglia contro fannulloni e oligarchie. Per professione e passione, scrivo, insegno e parlo con centinaia di persone da decenni, lottando da altrettanto tempo contro tutte le oligarchie che malsopportano la mia totale mancanza di deferenza e sudditanza nei loro confronti. E pago quotidianamente in prima persona questa scelta. Dove come e quando posso parlare con un minimo di serenità e un massimo di intelligenza con tutte le persone  che amano come me più la libertà che le appartenenze, senza confondermi con chi le oligarchie le combatte in nome di un potere assoluto e monocratico?</p>
<p style="font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; min-height: 14px; text-align: justify; margin: 0px;">Ma questi potrebbero essere problemi miei. Un problema di tutti invece, o almeno di chi ha a cuore la democrazia e la dimensione del bene comune come scopo primario di ogni forma della “politica”, è capire che i conflitti non si nascondono solo perchè gli “altri” li agitano. I conflitti si attraversano sino in fondo e radicalmente. Imparando a conviverci dando loro un senso.</p>
<p style="font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; min-height: 14px; text-align: justify; margin: 0px;">Shock culturale oggi è dire ad alta voce che non si può salvare qualsiasi cosa solo perchè l’avversario lo attacca. Che l’Università è un bene pubblico prezioso e proprio per questo va liberata dai centri di potere che la dominano. Fare quadrato difendendola “a prescindere” è miope e perdente. Che le ragioni del maschilismo affondano in una rabbia ancestrale radicata nella differenza tra i sessi, che va dunque affrontata e compresa. Nasconderla in nome di una solidarietà pelosa che sa di galanteria rituale, ovvero della faccia buona del maschilismo, è altrettanto miope e perdente.</p>
<p style="font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; min-height: 14px; text-align: justify; margin: 0px;">In altre parole “schock culturale” significa riappropriarsi delle categorie di conflitto e di lotta. Strappandole definitivamente  dai quadri ideologici ormai ingenui e stantii di fine ottocento. Perchè lotta e conflitto sono il sale della vita, non il male necessario per arrivare alla società “nuova”, come si diceva una volta, o a quella “normale”, come si ama dire oggi. E perchè nella lotta e nel conflitto, l’avversario è sempre il potere anche se lo incarna un tuo collega o magari un tuo amico o, magari, la persona che ami. E la posta in gioco non può essere, di conseguenza, il potere, altrimenti il conflitto è destinato a perpetuarsi in una lotta sempre uguale a se stessa. La posta in gioco è l’intelligenza. Ovvero la possibilità di capire con intelligenza il mondo e di permettere, attraverso la comprensione del mondo, la crescita dell’intelligenza individuale e collettiva.</p>
<p style="font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; min-height: 14px; text-align: justify; margin: 0px;">Di fronte all’imbecillità e all’abbrutimento sociale dilaganti, mi pare che questo sia l’unico programma politico rivoluzionario si possa oggi riuscire a immaginare.</p>
<p style="font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; min-height: 14px; text-align: justify; margin: 0px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
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		<title>Talenti</title>
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		<pubDate>Sat, 23 May 2009 21:21:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Igor Salomone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dunque, bambino con panino e gelato. Niente di che, non fosse che aveva il panino saldamente impugnato dalla mano destra e il gelato svolazzante su e giù attorno alla lingua grazie all’abilità della sinistra. Ambidestro, forse. Buon per lui. Però non aveva quindici mesi, era sugli undici anni. Si aggiunga che non era obeso solo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Dunque, bambino con panino e gelato. Niente di che, non fosse che aveva il panino saldamente impugnato dalla mano destra e il gelato svolazzante su e giù attorno alla lingua grazie all’abilità della sinistra. Ambidestro, forse. Buon per lui. Però non aveva quindici mesi, era sugli undici anni. Si aggiunga che non era obeso solo per il fatto che non aveva ancora divorato il panino, che la scena è ambientata in una calda giornata di fine maggio a Gardaland e che il nostro Pantagruel stava camminando speditamente alla volta dell’attrazione successiva.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><span>Ecco, tu dici che non è bello criticare gli altri genitori. Allora facciamo pure qualcosa di brutto. Padre del ragazzotto in lizza per il ruolo del cugino stupido, arrogante ed extralarge di Harry Potter, cosa mai ti è passato per la testa mentre compravi il cono al figliolo mentre il medesimo era ancora alle prese con la pietanza? Forse nulla. Lui ha fatto un po’ di pressing e tu da ormai molti anni non fai che cedere. Troppa fatica seguire un’altra strada. Oppure stavi ascoltando gli anticipi di campionato e te lo sei voluto togliere di torno. O magari non c’eri neppure, e quel giorno a Gardaland hai spedito il pargolo fullsize con la madre, che il piccolo è tanto bello e non gli si può negare nulla. Infatti, è una buona cosa non negargli nulla. Occorrerebbe non negargli nemmeno un po’ di intelligenza però.</span></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><span>Torno a casa e in onda su qualche canale che non so, vedo e sento cantare ragazzini più o meno dell’età dell’onnivoro incrociato poche ore prima, e mi attraversa una competenza straordinaria maturata non si sa quando nè si sa come. Ma se canta così ora, a diciamo quattordici anni, ma quando ha iniziato? e quanto esercizio, e quanta passione, e quanta disciplina ci sono voluti? Sono ragionevolmente sicuro che nessuno di loro si sia mai trovato con un gelato in una mano e un panino nell’altra. Non dopo i dieci anni almeno. Anche perchè una delle mani doveva essere occupata dal microfono.</span></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><span>Evviva dunque. Da qualche parte, qualcuno aiuta i propri figli a fare qualcosa di importante, anche se costa fatica, anche se costa tempo, anche se costa rinunce. Ora sarebbe bello scoprire che questa “qualche parte” non è rinchiusa tutta e solo entro gli sfavillanti confini dello spettacolo. O dovremo concluderne che se non hai o non aspiri o non puoi permetterti un pubblico, non ti resta che consumare le tue performance a diritto esclusivo di mamma e papà.</span></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><span>Ok ragazzino, come non detto, ora ho capito perchè ti affaticavi con tutte quelle calorie per le mani. Cosa non si deve fare alla tua età per dare un senso alla scarna vita dei propri genitori. </span></p>
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		<title>Torturatori virtuali. Imbecilli reali.</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Apr 2009 21:59:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Igor Salomone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[   Zone extrème, del regista francese Christophe Nick. &#8220;Torturatori da realtiy, un film choc dalla Francia&#8221;, titolo di giornale, 34esima pagina, data odierna. Foto di una sedia elettrica. Il fatto:  un registra francese gira un film ispirandosi a una ricerca americana degli anni ’60. leggersi Stanley Milgram, Obbedienza all’autorità. Là svariate decine di volontari partecipavano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span><em>   Zone extrème</em>, del regista francese Christophe Nick. &#8220;Torturatori da <em>realtiy</em>, un film choc dalla Francia&#8221;, titolo di giornale, 34esima pagina, data odierna. Foto di una sedia elettrica. Il fatto:  un registra francese gira un film ispirandosi a una ricerca americana degli anni ’60. leggersi Stanley Milgram, <em>Obbedienza all’autorità</em>. Là svariate decine di volontari partecipavano a un test nel quale dei ricercatori chiedevano loro di “punire” altri volontari con scosse elettriche sempre più violente. Naturalmente le “vittime” sono attori, le urla e le scosse sono finte. Ma l’obbedienza dei volontari vera. E ad altissima percentuale. Chi si rifiuta di infliggere scosse è una ristretta minoranza. La maggioranza obbedisce. </span></p>
<p style="text-align: justify;">Ricordo ancora quella lettura. Rimasi sconvolto e dissi fra me e me, con una supponenza della quale ancora non sospettavo la portata, quanto fossero imbecilli gli americani, soprattutto quelli della classe media e degli anni ’60. </p>
<p style="text-align: justify;">Oggi, giornale, notizia, non più un esperimento scientifico, ma la finzione di girare un reality. Non negli States dei sessanta, ma nell’Europa del duemila. Stesso risultato. La maggioranza dei partecipanti al finto reality, su stimolo del conduttore comminano scosse da paura ai “concorrenti”. Ci stanno, insomma. Tranne poche eccezioni. Cosa è cambiato?  Nulla. E tutto.</p>
<p style="text-align: justify;">La lettura dei dati forniti dal discusso esperimento di Milgram negli Usa del secolo scorso, parlava di cosa sia in grado di fare il conformismo. Non si trattava infatti di semplice obbedienza all’autorità. Si trattava di conformarsi a quello che stavano facendo anche tutti gli altri, come i ricercatori non mancavano di sottolineare. Non si può capire l’impulso a obbedire se non se ne coglie la motivazione profonda a non essere diverso, deviante, marginalizzato.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo quasi mezzo secolo, nella civilissima Europa, siamo allo stesso punto. No. Molto peggio. L’ideologia sulla quale poggiava il conformismo nell’America degli anni ’60, era quella scientista: se lo chiedono gli scienziati e se è per il bene della Scienza, si deve fare. Un motivo per tutto questo ci sarà e chi sono io per metterlo in discussione. Dunque, se mi dicono di girare una manopola che scaricherà 400 e passa volt addosso a un essere umano, lo faccio. Tanto più se lo fanno anche tutti gli altri. In Francia, oggi, l’ideologia è un’altra e non si presenta neppure come tale. Sono in tv, questo è quello che conta e per esserci faccio tutto quello che mi chiedono. Tutto. Vogliamo scommettere cosa succederebbe da noi? Preferivo gli stolidi rappresentanti della middle class bianca, protestante, in camicia bianca e cravattino sottile degli Usa negli anni del boom.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><span>Là eravamo in presenza di un mondo che doveva rappresentarsi ordinato, pulito, giusto, uguale. E qualsiasi cosa servisse a educare questa prospettiva, andava bene. Qua, siamo in presenza di un mondo che ama presentarsi brutto, sporco e cattivo, purchè possa rappresentarlo davanti al grande pubblico. Come è possibile tutto questo?</span></p>
<p style="text-align: justify;">La risposta è nel film, non so se consapevole. Parlare di “finto reality” è già un ossimoro, una torsione del senso che smarrisce ogni riferimento. Un “reality” è per definizione uno spettacolo che finge una realtà, mimandola. Se è così, cosa è un “finto” reality? Un finto spettacolo che finge una vera realtà? Oppure una realtà vera che finge di essere una finzione facendosi spettacolo? Non se ne esce più. E questo infilarsi in un labirinto nel quale non è più dato sapere cosa sia “vero” e cosa no, è quello che legittima alla fine l’atto di tortura nei confronti dell’altro. In fondo, non è vero. E’ solo un reality. Siamo in onda, tutto è finzione. Compresa la convinzione di essere nella vita vera. </p>
<p style="text-align: justify;">Temo ci sia una sola soluzione a tutto ciò. Che arrivi prima o poi un Morpheus a proporci di scegliere tra la pillola rossa e quella blu.</p>
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		<title>Tutti a caccia dell&#8217;uomo nero</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Feb 2009 00:09:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Igor Salomone</dc:creator>
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L&#8216;Uomo Nero, spauracchio di bambini da infinite generazioni. Assieme a suo cugino: il Ba-Bau. Entrambi deputati a mettere un confine all&#8217;istinto marachelloso e disobbediente dei più piccoli, sembrano da tempo derubricati, confinati nel recinto dei vecchi arnesi pedagogici, additati dal politically correct e dalle mode educative d&#8217;avanguardia.

 
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<p style="text-align: justify;"><span style="color: #394e6a;">L</span><span style="color: #394e6a;"><span style="color: #394e6a;">&#8216;Uomo Nero, spauracchio di bambini da infinite generazioni. Assieme a suo cugino: il Ba-Bau. Entrambi deputati a mettere un confine all&#8217;istinto marachelloso e disobbediente dei più piccoli, sembrano da tempo derubricati, confinati nel recinto dei vecchi arnesi pedagogici, additati dal </span></span><em><span style="color: #394e6a;"><span style="color: #394e6a;">politically correct</span></span></em><span style="color: #394e6a;"><span style="color: #394e6a;"> e dalle mode educative d&#8217;avanguardia.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #394e6a;"><span style="color: #394e6a;"><br />
</span> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #394e6a;"><span style="color: #394e6a;">Ma il mondo dei consumi ricicla tutto, facendolo ovviamente pagare per nuovo, e gli Uomini Neri tornano, sì, però per spaventare i grandi. Cosa accade allo spauracchio per antonomasia nel passaggio dalla collocazione originaria tutta interna al mondo dell&#8217;infanzia che cresce, a quello attuale dell&#8217;adulto infantilizzato?</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #394e6a;"><span style="color: #394e6a;"><br />
</span> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #394e6a;"><span style="color: #394e6a;">Intanto cambia che Uomo Nero e Ba-bau si fondono. L&#8217;Uomo Nero era un signolo individuo acquattato nel buio pronto a portarti via, magari su chiamata. Il Ba-bau probabilmente è il nome bambino che evoca il lupo, grande terrore ancestrale, e il suo branco. Estinti i lupi, è l&#8217;Uomo Nero a muoversi in branco e non viene a prenderti su commissione, ti aspetta agli angoli delle strade. E non ti porta via. Ti lascia dove sei, con qualcosa in meno. Con molto, moltissimo in meno, consumato dalla ferocia collettiva.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #394e6a;"><span style="color: #394e6a;"><br />
</span> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #394e6a;"><span style="color: #394e6a;">Sembra definitivamente smarrito il senso di una minaccia tutta tesa a provocare obbedienza, sì, ma anche capace di produrre curiosità e fantasie di trasgressione. L&#8217;Uomo Nero ti porta via se non ti comporti bene, dunque spaventa, ma incuriosisce anche perché l&#8217;Uomo Nero, col suo &#8220;portarti via&#8221; è anche metafora del crescere, che è sempre un lasciare.  Resta solo una minaccia collettiva, utile solo a far restare ognuno dov&#8217;è già, magari muovendosi il meno possibile.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #394e6a;"><span style="color: #394e6a;"><br />
</span> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #394e6a;"><span style="color: #394e6a;">E allora ecco rinnovarsi il rito della caccia. Del branco che insegue il branco. E vinca il più forte. Il più agguerrito. Il più deciso a difendere i suoi.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #394e6a;"><span style="color: #394e6a;"><br />
</span> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #394e6a;"><span style="color: #394e6a;">Igor</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
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		<title>Il silenzio dell&#8217;anima</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jun 2008 09:36:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Igor Salomone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronache Pedagogiche]]></category>

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		<description><![CDATA[Parchetto sotto casa. Luogo mitico dell’osservazione pedagogica con sfumature antropologiche. Bimba di quasi sei anni, scoprirò poco dopo, intenta a giocare con l’altalena. Si noti il senso della proposizione. Non stava “andando” sull’altalena: ci giocava. Lancia, tira, scansa, afferra, insomma, ci stava giocando. Mamma seduta sull’altro capo della panchina sulla quale pigreggiavo anch’io, osservando da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><span style="color: #394e6a;">Parchetto sotto casa. Luogo mitico dell’osservazione pedagogica con sfumature antropologiche. Bimba di quasi sei anni, scoprirò poco dopo, intenta a giocare con l’altalena. Si noti il senso della proposizione. Non stava “andando” sull’altalena: ci giocava. Lancia, tira, scansa, afferra, insomma, ci stava giocando. Mamma seduta sull’altro capo della panchina sulla quale pigreggiavo anch’io, osservando da media distanza la mia di figlia, appollaiata su un altro attrezzo. Mamma del genere richiamante: non fare questo, non fare quello, guarda che ti fai male, se non la pianti andiamo a casa. Tono stanco, tendente all’isterico. Tipo che avrà ripetuto milioni di volte le stesse cose e sottotraccia infatti sembra dire che è stufa di ripetere milioni di volte le stesse cose. Intanto Denise, le mamme richiamanti hanno il pregio di non farti dimenticare i nomi dei loro figli, continuava a fare dell’altalena ciò che preferiva, interrompendo qua e là le evoluzioni per correre dalla madre in cerca di acqua. Si sa, dopo mesi di freddo il caldo improvviso mette sete, se si ha sete si beve e se si beve e si corre si suda meglio. Ottima occasione per la richiamante di aprire un altro fronte di rimprovero. Dal guarda che se giochi ti fai male, al guarda che se corri sudi. Minimalista e ai limiti della genialità. E non era un’informazione, nel caso che la piccola non fosse in grado di cogliere il nesso causale, era proprio un rimprovero che sottolineava un comportamento inadeguato. Cosa c’è di più inadeguato per un bambino di sei anni del giocare e del correre in un parco giochi? </span></div>
<div><span style="color:#ffffff;"><span style="color: #394e6a;">.</span></span></div>
<div><span style="color: #394e6a;">Ma quella piccola peste non aveva ancora finito di straziare i nervi della povera genitrice. Che nel frattempo conversava al cellulare con non so chi lamentandosi di non so cosa, senz’altro lamentandosi. Denise finisce di ingollare l’ultimo sorso d’acqua e cerca di chiudere la bottiglietta di plastica senza riuscirci. La madre, interpretando la goffaggine della figlia come una richiesta di intervento, allunga una mano per chiudere il tappo prima che si verifichi un disastro dalle proporzioni incalcolabili. Nel farlo però, si scoordina peggio della quasi seienne e mentre afferra la bottiglia, con un guizzo degno del Woody Allen di Provaci ancora Sam, lancia il cellulare che finisce rantolando qualche passo più in là. Ecco hai visto? Con te devo sempre fare mille cose contemporaneamente, e guarda cosa è successo!! Ovviamente la colpa era di Denise.</span> </p>
<p><span style="color: #394e6a;">Monica, in un commento al post precedente, e a proposito di una spiaggia affollata di genitori e bimbi di pochi mesi sotto il sole delle ore 14.00, scrive: </span><em><span style="color: #394e6a;">“Sarebbe comodo giudicare, ma non è questo il punto. Sarebbe più utile domandarci cosa possiamo fare per evitare di andare tranquillamente e collettivamente alla deriva”</span></em><span style="color: #394e6a;">. Ecco, sarebbe facile giudicare la mamma di Denise, e mi aspetto che come è già successo un po’ di persone facciano l’elenco dei motivi per cui quella mamma probabilmente era sull’orlo della crisi di nervi. Io, seduto sull’altro lato della panchina, mentre osservavo a media distanza mia figlia appollaiata un po’ più in là, ho fatto di tutto per non giudicare, per masticare le cattiverie che mi salivano a fior di labbra. Ho capito in quel momento esatto che occorre praticare il silenzio dell’anima, perché quello della bocca non basta se poi ciò che non dico si affolla nel fegato, rodendolo. E il silenzio dell’anima è un vuoto pacificatore meraviglioso, che mi ha riempito di una tristezza profonda.</span></p>
<p><span style="color: #394e6a;">Non ti giudico mamma di Denise. Avrai mille milioni di motivi per non renderti conto della fortuna che hai ad avere una bambina di, quasi, sei anni vitale e giocosa come lei. La tua vita sarà faticosa, difficile, come non posso neppure sospettare, seduto da questo lato della panchina. Ma è proprio questa la risposta che devo a Monica. Come fare ad evitare di andare collettivamente alla deriva? Smetterla di giustificare qualsiasi comportamento con la scusa di non avere elementi sufficienti per poterlo giudicare. Non ti giudico mamma di Denise. Non ti giudico come mamma. Però, anche sei avrai avuto tutti i motivi del mondo per essere sull’orlo di una crisi di nervi, quel tuo comportamento quella mattina al parco era sbagliato. Punto. E la mia infinita tristezza non è neppure per la tua bambina, che alla fine se la caverà comunque, ma per te madre, per la tua solitudine, abbandonata alla deriva nei flutti di un parco giochi cittadino senza uno straccio di nonna, zia, fratello, compagno, amico/a in grado di dirti piantala, smettila di stressare Denise, non starle col fiato sul collo, lascia che provi e che sbatta il naso dove deve sbatterlo. Circondata solo da estranei come il sottoscritto, che non possono dirti nulla, nè aiutarti, nemmeno ascoltarti. Semplici testimoni muti di un mondo, il tuo, vicino e inaccessibile.</span></p>
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<div><span style="color:#ffffff;"><span style="color: #394e6a;">.</span></span></div>
<div><span style="color: #394e6a;">E ancora la mia infinita tristezza è per i nostri destini. È facile indignarsi per una violenza fisica ai danni di una bambina di sei anni, per un abuso, per un abbandono, per uno sfruttamento sessuale. Troppo facile. Ma a che serve indignarsi per tutto questo, se poi ci nutriamo di impotenza per i piccoli gesti educativi quotidiani gettati lì, irritati e distratti, faticosi e inutilmente affaticanti?</span></div>
<div><span style="color:#ffffff;"><span style="color: #394e6a;">.</span></span></div>
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