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	<title>Cronache Pedagogiche</title>
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	<description>di Igor Salomone - Un altro blog dello Studio Dedalo</description>
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		<title>Troppo</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Jun 2010 08:34:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Igor Salomone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronache Pedagogiche]]></category>

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		<description><![CDATA[Uscita di scuola. Un padre, tre bambini piccoli, uno disabile. Stridio di freni, voci che vociano, insulti che insultano, scuse urlate. Per un pelo. Per un pelo il più piccolo dei tre figli non finisce sotto un&#8217;auto sbucando d&#8217;improvviso in mezzo alla strada. Un ceffone, il bambino piangente scaraventato sull&#8217;auto dove il più grande era già [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;"><span>Uscita di scuola. Un padre, tre bambini piccoli, uno disabile. Stridio di freni, voci che vociano, insulti che insultano, scuse urlate. Per un pelo. Per un pelo il più piccolo dei tre figli non finisce sotto un&#8217;auto sbucando d&#8217;improvviso in mezzo alla strada. Un ceffone, il bambino piangente scaraventato sull&#8217;auto dove il più grande era già salito, il padre che rincorre il figlio disabile che nel frattempo si era allontanato andandosene per i fatti suoi. Preso di peso e al volo, caricato di peso sull&#8217;auto, fine della tragedia sfiorata.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;"><span>Facile, troppo facile giudicare. Urla, schiaffi, isterismo. Ma cosa si è visto passare per un attimo davanti agli occhi quel padre? Pensi, avrei fatto lo stesso. Anche peggio. E non avevo visto tutto dall&#8217;inizio. Metti che il figlio più piccolo era uscito dal mio campo visivo, perchè quello disabile si stava allontanando e io cercavo di recuperarlo? E mentre ero occupato a riacchiapparne uno, l&#8217;alto mi finisce sotto un&#8217;auto? Troppo. Troppo.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;"><span>C&#8217;è un limite a ciò che è giusto chiedersi. Perchè, per fare un esempio, quel padre era in giro da solo con tre figli di cui uno disabile? cosa dobbiamo dimostrare a noi stessi e al mondo? Un consiglio a me stesso: ricordarsi che i bambini non sono fatti per essere accuditi da un solo paio di braccia, e se si ha a disposizione solo quel paio, ricordarsi di ridurre il più possibile le necessità di accudimento. Una strada trafficata, un viaggio in auto, da solo con tre bambini di cui uno disabile ma in grado di muoversi autonomamente, è una situazione ad alto tasso di rischio e ad alta necessità di cura. Meglio dire non sono in grado, inutile fare i duri che se la cavano sempre e comunque. E valga per chiunque voglia ascoltare.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Alla fine bisognerà pure ringraziare</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jun 2010 15:44:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Igor Salomone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ospiti]]></category>

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		<description><![CDATA[Di Irene Auletta
Da anni, ogni tanto, mi imbatto in uno scritto dal titolo “Le mamme speciali” di cui  solo oggi sono riuscita a rintracciare l’autore, tale Erma Bombeck. In fondo è stato facile, è bastato fare una ricerca con Google, digitare mamme speciali ed ecco che è comparso un qualcosa di simile ad una lettera, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Cambria;">Di</span></span><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Cambria;"> Irene Auletta</span></span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Cambria;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"><span style="font-size: medium;"><span>Da anni, ogni tanto, mi imbatto in uno scritto dal titolo “Le mamme speciali” di cui  solo oggi sono riuscita a rintracciare l’autore, tale Erma</span></span><strong><span style="font-size: medium;"><span> </span></span></strong><span style="font-size: medium;"><span>Bombeck. In fondo è stato facile, è bastato fare una ricerca con Google, digitare mamme speciali ed ecco che è comparso un qualcosa di simile ad una lettera, che inizia più o meno così.</span></span></span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Cambria;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"><span style="font-size: medium;"><span>“Hai mai riflettuto su come vengono scelte le mamme dei bambini disabili?”. “Se ci penso, visualizzo Dio che sorveglia la terra selezionando i suoi prescelti per la procreazione con grande attenzione e giudizio. Mentre osserva Lui raccomanda ai suoi angeli di prendere appunti su un libro gigante.” </span></span></span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Cambria;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"><span style="font-size: medium;"><span>Pure pedagogico, ci avreste mai pensato? E via discorrendo. Se la cosa vi incuriosisce continuate pure la lettura di quello che troverete senza difficoltà in internet.</span></span></span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Cambria;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"><span style="font-size: medium;"><span>Ricorre in questo scritto l’idea di speciale che oggi sovente vediamo appiccicata a tutti quei bambini o ragazzi di cui non si vogliono nominare le differenze, i problemi, le caratteristiche e le difficoltà. Insomma dire handicappato non è </span></span><em><span style="font-size: medium;"><span>chic</span></span></em><span style="font-size: medium;"><span>, parlare di disabile pare incompleto e così oggi siamo giunti al molto discutibile diversamente abile, che di solito mi fa pensare proprio ad un “barbatrucco”, come direbbero i bambini nella loro spontaneità insostituibile.</span></span></span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Cambria;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"><span style="font-size: medium;"><span>Sul vocabolario alla voce speciale troviamo “aggettivo che riguarda la specie, contrapposto a generale; particolare, non comune; di qualità ottima, scelto”.</span></span></span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Cambria;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"><span style="font-size: medium;"><span>Ecco. Proviamo a partire da qui.</span></span></span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Cambria;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"><span style="font-size: medium;"><span>Per alcune situazioni, tra cui la disabilità, pare che l’idea di contrapposto a generale debba combaciare a tutti i costi con qualcosa di ottima qualità, tanto da meritarsi senza esitazione la definizione di speciale. Sulla questione in sè potrei anche aver poco da dire ma ciò che mi lascia perplessa è il bisogno di definire all’inizio qualcosa di cui lo svolgimento e l’epilogo sono ancora sconosciuti. Come se il processo intrapreso, le fatiche e le conquiste non fossero necessarie perchè tanto, sin dall’inizio, si sa già di essere speciali. </span></span></span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Cambria;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"><span style="font-size: medium;"><span>Ma dove sta scritto? E’ vero che alcune esperienze esistenziali possono diventare occasioni per crescere, per imparare e per sentirsi “speciali”. Non esiste però alcun automatismo e crederlo vuol dire banalizzare tutti i significati (e i sacrifici) che accompagnano importanti percorsi di vita. Se così fosse tutte le persone che hanno attraversato spiacevoli vicissitudini sarebbero in qualche modo migliori, ma sappiamo fin troppo bene che non è proprio così.</span></span></span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Cambria;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"><span style="font-size: medium;"><span>A volte le difficoltà, i dolori e le fatiche, inaridiscono, rendono spenti e, come diceva mia nonna, “incattiviscono anche la brava gente”. </span></span></span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Cambria;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"><span style="font-size: medium;"><span>Probabilmente dobbiamo cercare altrove il valore e il significato di un esperienza difficile, qualunque essa sia. Forse la specialità possiamo trovarla nella possibilità di imparare, di capirne qualcosa di più su noi stessi e su chi ci circonda, di fare tesoro delle nostre fatiche per avvicinarci con maggiore comprensione a quelle altrui e di contattare con maggiore forza la nostra finitudine come occasione per vivere, con la migliore intensità per noi possibile, il passaggio su questa terra.</span></span></span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Cambria;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"><span style="font-size: medium;"><span>Quando questo accade, e sono momenti, si vivono incontri ed esperienze davvero speciali. Si riconoscono molte delle banalità che ci circondano, si gioca con le proprie difficoltà, si allontanano senza timore persone sgradevoli, si piange con meno vergogna e ci si sofferma un po’ più spesso a gustarsi il sapore speciale dell’essenza delle cose, non perdendo l’occasione di farsi una bella risata.</span></span></span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Cambria;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"><span style="font-size: medium;"><span>Allora, a volte a denti stretti, con il dolore nel cuore e la gioia negli occhi, ci si volta indietro e si ringrazia.</span></span></span></p>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-family: Cambria, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif; font-size: small;"><span style="line-height: normal;"><br />
</span></span></div>
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		<title>Cari professori</title>
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		<pubDate>Sat, 29 May 2010 13:50:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Igor Salomone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ospiti]]></category>

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		<description><![CDATA[di Irene Auletta
Pomeriggio afoso, scuola media dell’hinterland milanese, incontro di verifica relativo a un progetto rivolto ai gruppi classe. Sono presenti un buon numero di docenti, due educatori coinvolti nel progetto e il consulente pedagogico supervisore del progetto stesso.
Come spesso accade, l’inizio risulta un po’ faticoso. Non si capisce quale aula ospiterà l’incontro, mancano le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Georgia; font-size: medium;"><span style="font-size: medium;"><span>di Irene Auletta</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Cambria, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif; line-height: normal; font-size: large;"><span style="font-family: Cambria;"><span style="font-size: medium;"><span>Pomeriggio afoso, scuola media dell’hinterland milanese, incontro di verifica relativo a un progetto rivolto ai gruppi classe. Sono presenti un buon numero di docenti, due educatori coinvolti nel progetto e il consulente pedagogico supervisore del progetto stess</span></span></span></span><span style="font-family: Cambria, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif; line-height: normal; font-size: large;"><span style="font-size: medium;"><span>o.</span></span></span></p>
<p style="font: normal normal normal 12px/normal Cambria; text-align: justify; margin: 0px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: medium;"><span>Come spesso accade, l’inizio risulta un po’ faticoso. Non si capisce quale aula ospiterà l’incontro, mancano le sedie e i presenti sembrano più interessati a parlare di altro che dell’oggetto previsto all’ordine del giorno. Non di secondaria importanza il fatto che all’orizzonte, come nuvoloni neri che anticipano un temporale estivo, ci sono i mitici scrutini che sembrano per molti un vero incubo.</span></span></span></span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Cambria;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: medium;"><span>Finalmente iniziamo e una coraggiosa docente prende la parola parlando dell’esperienza  della sua classe. Dopo soli dieci minuti interviene una sua collega che, senza mezzi termini, esordisce dicendo “insomma, io vorrei capire quanto tempo ci diamo per ciascuna classe? Siamo in diverse e mi pare che il tempo stringa! Io sono davvero stanca, corro da stamattina alle otto e non ho neppure mangiato per essere qui puntuale”. “Giusto! Rinforza un professore dall’aria affaticata. Non facciamola troppo lunga. Limitiamoci a dire se il progetto è andato bene oppure male, tanto con questi ragazzi abbiamo poco da fare. Io sono davvero demotivato e sfiduciato della mia classe. Questa volta i ragazzi mi hanno davvero deluso e poi, ci hanno fatto troppo male. Si, quest’anno i ragazzi ci hanno fatto davvero male!”.</span></span></span></span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Cambria;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: medium;"><span>Cari professori, oggi vi ho proprio pensato mentre leggevo l’</span></span></span><a href="http://www.bol.it/libri/buon-uso-mondo.-Agire/Salvatore-Natoli/ea978880459696/" target="_blank"><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: medium;"><span>ultimo libro di Salvatore Natoli</span></span></span></a><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: medium;"><span>, professore di filosofia teoretica. Nelle primissime pagine leggo “l’agire non è dunque un semplice fare, ma consiste propriamente nel dar senso a quel che si fa e nel trasformarlo&#8230;. dobbiamo allora domandarci se quel che abitualmente facciamo è un agire o non piuttosto un semplice mettere in esecuzione, in conformità agli automatismi della vita corrente”.</span></span></span></span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Cambria;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: medium;"><span>Va bene. Ripartiamo da qui e proviamo a capire come possiamo aiutare questi professori così stanchi, afflitti, demotivati e affamati. </span></span></span></span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Cambria;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: medium;"><span>Ascoltiamo una carrellata di informazioni brevi, concise e dense di valutazione, nel senso di tutto bene o tutto male. Piano piano chi conclude la sua dichiarazione saluta velocemente il resto del gruppo, sollevato dal peso del suo impegno. Alla fine rimaniamo in sei, su un numero iniziale di circa 15 persone.</span></span></span></span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Cambria;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: medium;"><span>Sembriamo un gruppo di superstiti e in fondo lo siamo. Ci fermiamo a parlare dei ragazzi, di educazione e delle fatiche dell’insegnamento. Raccogliamo piccoli successi, importanti cambiamenti, nuove strategie e interessanti significati che fanno ben sperare anche in questi ragazzi tanto mal giudicati.</span></span></span></span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Cambria;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: medium;"><span>Grazie a chi è rimasto. Per gli altri, potrei consigliare qualche libro da leggere come compito per le vacanze?</span></span></span></span></p>
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		<title>Figli con avviso di ricevimento</title>
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		<pubDate>Sat, 29 May 2010 13:22:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Igor Salomone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronache Pedagogiche]]></category>

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		<description><![CDATA[ 
Mi sono preso la briga di consultare il dizionario. Lo faccio sempre quando una parola non mi convince. Soprattutto se quella parola fa parte di un discorso che viene indirizzato a me, procurandomi fastidio. Anche l’orticaria, talvolta.
Dunque “accettare”. Per qualche oscuro motivo compare pochissimo nei miei di discorsi e tanto meno nei miei scritti. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="font: normal normal normal 12px/normal 'Times New Roman'; min-height: 15px; text-align: justify; margin: 0px;"><span style="font-size: medium;"><span> </span></span></p>
<p style="font: normal normal normal 12px/normal 'Times New Roman'; text-align: justify; margin: 0px;"><span style="font-size: medium;"><span>Mi sono preso la briga di consultare il dizionario. Lo faccio sempre quando una parola non mi convince. Soprattutto se quella parola fa parte di un discorso che viene indirizzato a me, procurandomi fastidio. Anche l’orticaria, talvolta.</span></span></p>
<p style="font: normal normal normal 12px/normal 'Times New Roman'; text-align: justify; margin: 0px;"><span style="font-size: medium;"><span>Dunque “accettare”. Per qualche oscuro motivo compare pochissimo nei miei di discorsi e tanto meno nei miei scritti. Ho controllato, in tutto Con occhi di padre l’ho usata tre volte e mai in riferimento a mia figlia. Eppure se ne fa largo uso con l’handicap, in particolare nella forma del più perfido degli interrogativi rivolti a chi ha un figlio disabile. Considerando che la disabilità nella maggior parte dei casi è un evento imponderabile e fortuito del quale difficilmente si può accusare a chi l’ha generata, la storia di “accettare” o meno ciò che il destino ti ha messo davanti, si rivela una strategia perversa per far ricomparire il senso di colpa in faccende che tutto sommato potrebbero, almeno su questo fronte, essere maggiormente rasserenate.</span></span></p>
<p style="font: normal normal normal 12px/normal 'Times New Roman'; text-align: justify; margin: 0px;"><span style="font-size: medium;"><span>Ma cosa significa, alla fine, “accettare” qualcosa? Esattamente il contrario di “respingere”. Qualcosa, o qualcuno, arriva e tu lo accetti invece di cacciarlo via o rispedirlo al mittente. Come si fa con un pacco postale, o una telefonata a carico del destinatario. Anche se non sai cosa ci sia nel pacco o chi all’altro capo della linea. In pratica è come dire “vedo” a poker, dopodichè l’altro scopre le carte e a quel punto capisci se hai vinto o se ti sei giocato tutto. Sai che grande impresa.</span></span></p>
<p style="font: normal normal normal 12px/normal 'Times New Roman'; text-align: justify; margin: 0px;"><span style="font-size: medium;"><span>Certo, nell’uso corrente “accettare” sta anche a intendere il “ricevere con gradimento”, come si fa con I regali. E’ buona norma, infatti, dire grazie e sorridere anche se ti rifilano la stessa paccottiglia riciclata per la terza volta. E, comunque, un figlio, si sa, è un dono di Dio, dunque va accolto con gratitudine in qualsiasi modo si presenti e, soprattutto, quali che siano le sue condizioni. Messa così, va già meglio.</span></span></p>
<p style="font: normal normal normal 12px/normal 'Times New Roman'; text-align: justify; margin: 0px;"><span style="font-size: medium;"><span>Ma c’è sempre quel “nonostante” che si sente appena sottotraccia, che non riesco a digerire. “Nonostante” mi è sempre sembrato un modo un po’ peloso di amare. E’ quel “lo stesso” che mi irrita: sei così e cosà, in realtà non dovrei affatto amarti, ma ti amo lo stesso. Come se. Come se tu non fossi tutto quello che sei. In pratica l’amore, invece di essere un dono, si presenta come un prestito a fondo perduto, di quelli che non potrà mai essere ripagato. Un debito perenne insomma, l’essere amati &#8220;lo stesso&#8221; e &#8220;nonostante&#8221;.</span></span></p>
<p style="font: normal normal normal 12px/normal 'Times New Roman'; text-align: justify; margin: 0px;"><span style="font-size: medium;"><span>Tra le tante risposte che non ho mai trovato in tempo utile, questa è arrivata anche più tardi delle altre. Non perderò dunque neppure un altro minuto. No, non ho mai accettato Luna. O meglio, forse sì, c’è stato un tempo in cui ho dovuto accettarla: quando è arrivata ed è arrivata così e non c’era possibilità alcuna di rispedirla da dove era venuta. Ma non sono affatto orgoglioso di quel passaggio. Anzi, è stata l’origine di tutte le sofferenze, di tutte le angosce, di tutti I dubbi, di tutte le inadeguatezze che ne sono scaturite.</span></span></p>
<p style="font: normal normal normal 12px/normal 'Times New Roman'; text-align: justify; margin: 0px;"><span style="font-size: medium;"><span>Ero seduto ieri vicino a lei, in uno di quei momenti magici nei quali comunichiamo con gli occhi e con il sorriso dio sa cosa a parte noi due. Momenti di amore allo stato puro. E ho capito. Ho capito che quei momenti sono diventati possibili non perchè ho accettato mia figlia. Sono diventati possibili perchè alla fine di un lungo e dolorosissimo percorso, io l’ho </span></span><em><span style="font-size: medium;"><span>scelta</span></span></em><span style="font-size: medium;"><span>.</span></span></p>
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		<title>Miracoli a portata di mano</title>
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		<pubDate>Tue, 18 May 2010 10:37:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Igor Salomone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sì, la fortuna&#8230; Anch&#8217;io mi sento sempre più spesso fortunato. E&#8217; quello che vado raccontando ai genitori di figli disabili e non, nelle serate di incontri in giro per l&#8217;Italia. Luna, del resto, fa rima con fortuna.
Mi capita certo di sentirmi fortunato ogni volta che incontro situazioni di molto peggiori delle nostre. Non si fa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sì, la fortuna&#8230; Anch&#8217;io mi sento sempre più spesso fortunato. E&#8217; quello che vado raccontando ai genitori di figli disabili e non, nelle serate di incontri in giro per l&#8217;Italia. Luna, del resto, fa rima con fortuna.</p>
<p>Mi capita certo di sentirmi fortunato ogni volta che incontro situazioni di molto peggiori delle nostre. Non si fa fatica a trovarle. Poi mi viene il sospetto che quelli che sto guardando pensino la stessa cosa di se stessi guardando noi. Forse è solo capacità di vedere in ciò che abbiamo, quello che dal di fuori non si riesce a vedere. Ed è un&#8217;ottima qualità.</p>
<p>Cosa si nasconde dietro il fatto che Luna non &#8220;parla&#8221;, dunque? c&#8217;è sempre qualcuno che mi invita a non disperare, che se seguita adeguatamente prima o poi accadrà il miracolo. E mi sono scoperto rispondere un paio di sere fa a Gorizia che alla fine cosa mi aggiungerebbe e cosa aggiungerebbe sopratutto a mia figlia il fatto remoto ed eventuale di pronunciare due, tre, cinque anche dieci parole? Certo, se mai mi chiamerà papà sverrò in un mare di lacrime, ma detto questo, nulla di più.</p>
<p>Tornato da Gorizia sono venute a prendermi alla stazione lei e sua madre. Appena mi ha scorto da lontano, Luna mi è corsa incontro tutta eccitata e scoordinata. Arrivata a un palmo, mi ha stretto in un abbraccio lungo, intenso, inequivocabile: mi sei mancato papà, mi sei mancato. Dei tanti tipi di abbraccio di cui è capace, quello era chiaramente un saluto per me che tornavo dopo un&#8217;assenza di qualche giorno. Per il resto, il silenzio, il suo meraviglioso e intenso silenzio. Un silenzio fatto di attenzione e di sguardi, dii contatto e di gesti, assolutamente pieno pur essendo vuoto di parole. Anzi, pieno proprio perchè vuoto di parole.</p>
<p>E&#8217; questo il miracolo.</p>
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		<title>Confronti imbarazzanti</title>
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		<pubDate>Sun, 16 May 2010 18:04:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Irene Auletta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ospiti]]></category>

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		<description><![CDATA[
di Irene Auletta
Consiglio d’Istituto. Tra le scuole del comprensivo risulta presente una delle poche scuole speciali di Milano che al momento accoglie oltre 60 bambini e ragazzi disabili. Tema scottante della serata è il calendario scolastico del prossimo anno. Genitori e insegnanti ingaggiano un duello tra le esigenze delle famiglie e i diritti dei docenti.
Solite [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Cambria; font-size: medium;"><span>di Irene Auletta</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Cambria; font-size: medium;"><span>Consiglio d’Istituto. Tra le scuole del comprensivo risulta presente una delle poche scuole speciali di Milano che al momento accoglie oltre 60 bambini e ragazzi disabili. Tema scottante della serata è il calendario scolastico del prossimo anno. Genitori e insegnanti ingaggiano un duello tra le esigenze delle famiglie e i diritti dei docenti.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Cambria; font-size: medium;"><span>Solite storie, già viste tante volte e attraversate con ruoli differenti. Stasera però sono un genitore e, come spesso mi accade in questo ruolo, mi sento parecchio fuori posto.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Cambria; font-size: medium;"><span>La madre di un ragazzo disabile, reduce da un grave incidente stradale di cui porta ancora i segni evidenti, tenta di sostenere la scelta delle insegnanti e soprattutto di moderare il tono eccessivamente accusatorio e polemico di alcuni genitori, portando ad esempio il medesimo calendario già approvato anche nel liceo frequentato dal suo primo figlio. Il coro di indignazione dei presenti sostiene con forza la bandiera dei bisogni dei bambini delle scuole primarie “insomma&#8230;.lo sappiamo bene tutti che un ragazzo delle medie o del liceo è già più autonomo, ma i nostri bambini delle elementari hanno ancora bisogno della presenza di un adulto e non tutti noi possiamo permetterci di stare a casa così tanti giorni!”</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Cambria; font-size: medium;"><span>Ma cosa ascoltiamo quando ci incontriamo e quando qualcuno di noi parla? La signora che stava parlando del figlio al liceo non era forse la stessa che ha anche un figlio disabile? Non lo saprà bene anche lei cosa vuol dire avere un figlio non autonomo?  E per tutta la vita, non solo per il periodo legato alle scuole elementari.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Cambria; font-size: medium;"><span>Ma non è questo il problema e non è il caso di piagnucolare sulla sorte dei figli disabili. Come madre di una bambina disabile posso fare questa affermazione senza paura di offendere nessuno. Con volti evidentemente  segnati dal tentativo di nascondere l’incazzatura i genitori delle scuole normali sfoggiano la loro migliore classica frase di circostanza “possiamo anche capire, ma ogni famiglia ha i suoi problemi e se stiamo qui a raccontarceli ognuno ha da dire qualcosa sui suoi!”.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Cambria; font-size: medium;"><span>Bene. Dopo queste perle di saggezze cerco di pensare, per quanto ancora mi riesce possibile in situazioni di questo tipo. Il problema non è pensare di trovare comprensione ma credo  sia arrivato il momento di denunciare e di rifiutare con forza le idiozie. Non è possibile mettere sullo stesso piano i problemi di un figlio che sta crescendo con quelli portati dalla gestione di un figlio disabile. Non si parla della stessa cosa quando ci si confronta sui problemi della dentizione o su quelli dell’epilessia. Penso sia ora di finirla e di dire basta.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Cambria; font-size: medium;"><span>Certo che ognuno può dire dei suoi problemi e anche lamentarsene. Ci mancherebbe. Ma mi rifiuto di accettare che i problemi vengano messi sullo stesso piano, perchè non è così e non possiamo continuare ad accogliere con lo stesso timido (e demente) sorriso,  genitori che parlano di questioni diametralmente opposte e, soprattutto, di peso totalmente differente.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Cambria; font-size: medium;"><span>Avete presente il tono dei vari messaggi pubblicitari? Il prodotto è un </span></span></span><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Cambria; font-size: medium;"><span>optional</span></span></span><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Cambria; font-size: medium;"><span> e l’enfasi è la stessa, che si tratti di un contributo per i bambini affamati dell’Africa o del nuovo spettacolare spazzolino per il water. I figli però, non sono un prodotto pubblicitario.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Cambria; font-size: medium;"><span>Io ho detto no. I bambini disabili sono una cosa e quelli senza problemi  un’altra. Smettiamola di essere ipocriti, fintamenti buonisti e stupidamente comprensivi. Questo atteggiamento è solo offensivo, per i bambini  disabili e per le loro famiglie. E’ arrivato il momento di tornare a dire “come ti permetti?”. Forse non servirà a molto ma il nostro stomaco ci sarà eternamente grato. Almeno per il mio, è così.</span></span></span></p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">
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		<title>L&#8217;aritmetica del gesto</title>
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		<pubDate>Thu, 13 May 2010 09:46:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Igor Salomone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronache Pedagogiche]]></category>

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		<description><![CDATA[La paletta rossa. Post di Silvia Sacchetti su mammaimperfetta. L&#8217;ho letto oggi e ripostato su Cronache pedagogiche, sezione ospiti. Mi sono chiesto immediatamente se mi capiti di desiderarla quella paletta, con Luna. Fermare il tempo, non farlo scorrere con tanta velocità. I figli che crescono e fatichi a stargli dietro. Bella e piena l&#8217;immagine che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La paletta rossa. Post di Silvia Sacchetti su mammaimperfetta. L&#8217;ho letto oggi e ripostato su <a href="http://www.studiodedalo.net/CronachePedagogiche/?p=338">Cronache pedagogiche</a>, sezione ospiti. Mi sono chiesto immediatamente se mi capiti di desiderarla quella paletta, con Luna. Fermare il tempo, non farlo scorrere con tanta velocità. I figli che crescono e fatichi a stargli dietro. Bella e piena l&#8217;immagine che ci regali, Silvia, grazie. Ma Luna?</p>
<p style="text-align: justify;">Ho sempre sostenuto che avere una figlia disabile mette in contatto con una crescita <em>slow motion</em> della quale si può dire di tutto, tranne che sia incalzante. Difficile girare lo sguardo e perdersi un cambiamento in lei. Abbiamo sempre avuto tutto il tempo di godercelo, fotogramma per fotogramma. Dunque, semmai, se proprio dovessi desiderare una paletta, mi ci vorrebbe verde, no? Son qui che ti guardo, figlia mia, dai, sù, effai &#8217;sta cosa che ti ci stai preparando da non so più quanto tempo. E&#8217; lì, guarda, proprio lì dietro a quel tuo gesto, ti manca solo un millimetro.  Ecco, ci sei, bene, evviva! Quante volte è capitato a me e a tua madre, dopo l&#8217;esultanza per una tua piccola conquista, di guardarci negli occhi per dirci con lo sguardo, bello eh? ci sono voluti dieci anni&#8230;ma alla fine.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi, oggi, ti leggo Silvia e mi chiedo e la vorrei davvero la paletta verde. Certo, la paletta rossa magari no, e del resto anche la tua è piena di ambivalenza. I figli crescono. Purtroppo e per fortuna. E qualcosa di loro nono ci sarà più. Che difficile separarsene. Ma è davvero più difficile per te, che i cambiamenti arrivano in un nanosecondo mentre ti stai soffiando il naso? ho portato a letto Luna per anni in braccio e quando dico &#8220;per anni&#8221; intendo dire sino a i dodici anni&#8230; Verso gli ultimi tempi, è vero, anche la mia schiena stava dicendomi che, forse, era giunto il momento di un balzo evolutivo. Che è arrivato. Per fortuna e purtroppo. Ora quando Luna non vuole addormentarsi nel suo letto e lo fa sul divano con noi mentre guardiamo la tv, la svegliamo cercando di svegliarla il meno possibile e lei cammina barcollando sino in camera sua.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho sentito d&#8217;un botto il vuoto per quel gesto di sollevarla a peso morto, stringermela al petto sussurandole qualche parola per coccolarla un poco, cammellarla delicatamente attraverso porte varie evitando d&#8217;abilità impatti contro stipiti e pareti, piegarmi sul suo lettino tentando eroicamente di salvaguardare insieme il suo sonno e la mia schiena, gesto che da un giorno all&#8217;altro è scomparso dalla nostra relazione. E&#8217; cresciuta Luna, caspita, e qualcosa l&#8217;abbiamo perduta. No, non vorrei la paletta rossa, ma non significa che il suo crescere, pur lentissimo,  non sia comunque anche qualcosa in meno, una sottrazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma ci vuol poco a consolarsi, a ben vedere. Ora, se si addormenta sul divano, dopo averla svegliata un poco per farla alzare, seguo il caracollìo semicosciente di Luna abbarbicata alla madre che l&#8217;accompagna, rimuovendo ostacoli e predisponendo la méta. Poi, quando si siede sul letto, l&#8217;aiuto a sdraiarsi e, coprendola, la saluto dandole appuntamento per la mattina dopo. Cuore e occhi hanno già trovato di che riempirsi nuovamente. E la mia schiena ringrazia.</p>
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		<title>La paletta rossa. Da mammaimperfetta</title>
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		<pubDate>Thu, 13 May 2010 09:02:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Igor Salomone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ospiti]]></category>

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		<description><![CDATA[La paletta rossa
Pubblicato da Mammaimperfetta &#124; Archiviato in Matteo e Niccolò
È un periodo intenso, di fotogrammi fulminei che si susseguono senza nemmeno darmi il tempo di capirne bene il percorso.Tanti, tantissimi impegni e poco tempo, nonostante le mie esigue e ormai note ore di sonno.È tanto, troppo, tempo che non parlo di loro, di questi due, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2 style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 5px; padding-top: 10px; padding-right: 0px; padding-bottom: 5px; padding-left: 5px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-family: 'Trebuchet MS', 'Helvetica Neue', Arial, sans-serif; font-weight: bold; color: #95cc26; font-size: 2.5em; font: normal normal bold 2em/normal 'Trebuchet MS', 'Helvetica Neue', Arial, sans-serif; letter-spacing: -2px; border-bottom-width: 1px; border-bottom-style: solid; border-bottom-color: #d4f78c;"><a style="outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; color: #95cc26; background: inherit; text-decoration: none; padding: 0px; margin: 0px;" title="Permanent Link a La paletta rossa" rel="bookmark" href="http://www.mammaimperfetta.it/2010/05/12/la-paletta-rossa/">La paletta rossa</a></h2>
<p style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 2px; padding-top: 0px; padding-right: 10px; padding-bottom: 0px; padding-left: 10px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-size: 0.95em; color: #a98d76;">Pubblicato da Mammaimperfetta | Archiviato in <a style="outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; color: #333333; background: inherit; text-decoration: none; padding: 0px; margin: 0px;" title="Visualizza tutti gli articoli in Matteo e Niccolò" rel="category tag" href="http://www.mammaimperfetta.it/category/matteo-e-niccol/">Matteo e Niccolò</a></p>
<p style="padding-top: 12px; padding-right: 10px; padding-bottom: 12px; padding-left: 10px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; text-align: justify; margin: 0px;"><a style="outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; color: #79a325; background: inherit; text-decoration: none; padding: 0px; margin: 0px;" href="http://www.mammaimperfetta.it/wp-content/uploads/P1030977.jpg"><img style="margin-top: 0px; margin-right: 10px; margin-bottom: 0px; margin-left: 10px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; background-image: initial; background-attachment: initial; background-origin: initial; background-clip: initial; background-color: transparent; float: left; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial; padding: 8px; border: initial none initial;" title="P1030977" src="http://www.mammaimperfetta.it/wp-content/uploads/P1030977.jpg" alt="" width="313" height="235" /></a>È un periodo intenso, di fotogrammi fulminei che si susseguono senza nemmeno darmi il tempo di capirne bene il percorso.<br style="outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding: 0px; margin: 0px;" />Tanti, tantissimi impegni e poco tempo, nonostante le mie esigue e ormai note ore di sonno.<br style="outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding: 0px; margin: 0px;" />È tanto, troppo, tempo che non parlo di loro, di questi due, che stanno crescendo (per fortuna e purtroppo), ad un ritmo serrato che non lascia spazio nè al pensiero nè al slenzio.</p>
<p style="padding-top: 12px; padding-right: 10px; padding-bottom: 12px; padding-left: 10px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; text-align: justify; margin: 0px;">Ci sono 4 dentini da latte caduti, ci sono riflessioni e domande “adulte” che tagliano le giornate: “lo zero è più o meno di niente?” “Lo zero è niente, Matteo” “No, lo zero è un numero e quindi è qualcosa, il niente è nulla”.<br style="outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding: 0px; margin: 0px;" />Ci sono attacchi di rabbia che paiono già predolescenziali, ci sono amicizie forti, ci sono lamentele delle maestre a causa dell’irrequietezza, ci sono momenti di gioco e chiacchiere con il fratello, ci sono litigi, ci sono amori.<br style="outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding: 0px; margin: 0px;" />Tra qualche mese ci sarà anche una cartella.</p>
<p style="padding-top: 12px; padding-right: 10px; padding-bottom: 12px; padding-left: 10px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; text-align: justify; margin: 0px;">L’altra metà del cielo, nato durante Italia-Australia il 26 giugno 2006, per fortuna parla ancora da bambino piccolo. E io, credeteci anche se pare impossibile, non lo correggo.<br style="outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding: 0px; margin: 0px;" />Lascio che dica <em>uttellino</em>, lascio che racconti i suoi meravigliosi <em>tera una votta </em>e che mi porga i suoi bellissimi mazzi di <em>paperi rossi</em>.<br style="outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding: 0px; margin: 0px;" />Illusioni di infanzia, che lui sta mordendo e cavalcando a passi svelti.<br style="outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding: 0px; margin: 0px;" />Ci sono i suoi slanci d’affetto, c’è il suo bel carattere solare, lineare, c’è il suo orgoglio, la sua suscettibilità di materna impronta, c’è il suo linguaggio che si struttura di ora in ora, c’è il suo animo  <em>geek</em>, c’è il suo primo e agognato amico.</p>
<p style="padding-top: 12px; padding-right: 10px; padding-bottom: 12px; padding-left: 10px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; margin: 0px;">E poi ci sei tu.<em><br style="outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding: 0px; margin: 0px;" /></em>Tu che, a volte, sei talmente stanca da fare il <em>countdown </em>per l’ora della nanna.<br style="outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding: 0px; margin: 0px;" />Tu che poi, nel silenzio della notte gonfia dei loro respiri, ti avvicini. Ascolti. Annusi. Baci e, nella penombra che ti è così conforme, chiedi loro perdono per le tue mancanze e  imperfezioni.<br style="outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding: 0px; margin: 0px;" /><strong>Tu che vorresti alzare la paletta rossa in faccia a questa vita che s-corre</strong>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;arte di insegnare &#8211; dal blog FilleRouge</title>
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		<pubDate>Mon, 10 May 2010 13:29:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Igor Salomone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ospiti]]></category>

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		<description><![CDATA[Di Anna aka FilleRouge, dal suo blog
ieri sera leggo questo post e stanotte, sveglia nella pausa d&#8217;allattamento continuo a pensarci. C&#8217;è qualcosa che mi ronza nella testa ma che riesco a focalizzare solo a fine poppata del frullecchio. e questa cosa ha bisogno di una breve piccola storia, una storia mia.
mia mamma ha insegnato alle elementari. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Di Anna aka <a href="http://fillerouge.blogspot.com/2010/05/larte-di-insegnare.html" target="_self">FilleRouge, dal suo blog</a></p>
<p>ieri sera leggo questo <a style="color: #999999; text-decoration: none;" href="http://www.studiodedalo.net/CronachePedagogiche/?p=325">post</a> e stanotte, sveglia nella pausa d&#8217;allattamento continuo a pensarci. C&#8217;è qualcosa che mi ronza nella testa ma che riesco a focalizzare solo a fine poppata del frullecchio. e questa cosa ha bisogno di una breve piccola storia, una storia mia.</p>
<p>mia mamma ha insegnato alle elementari. Ricordo perfettamente che la sera, se non riuscivo ad addormentarmi, mi mettevo nel letto grande con lei che con la lucina del comodino leggeva i quaderni dei suoi alunni, correggeva, metteva dei commenti. si, non metteva dei voti, dei bene, dei bravo, dei bravissimo, ma ci metteva dei commenti articolati che ricordo come dei suggerimenti e che, ora, rileggo come insegnamenti: &#8220;Luca, concentrati quando fai le sottrazioni perchè sono quelle su cui fai più erroi&#8221; &#8220;Debora, attenta alle doppie che ti fanno inciampare&#8221; e via dicendo.<br />
certo è che quest&#8217;attenzione le richiedeva più tempo di un voto, del tempo che potremmo definire straordinario. ma per lei, e per me neppure, quel tempo era straordinario, perchè faceva parte integrante del suo lavoro.</p>
<p>mia zia,anche lei insegnante elementare, che probabilmente a settembre andrà in pensione, non esce mai da scuola prima delle 18 e credo che arrivi sempre allo stesso orario la mattina. non è raro neppure trovarla impegnata nel finesettimana a tagliare articoli, immagini per i suoi alunni, a preparare i lavori della settimana, a correggere quaderni, a ragionare sulla propria classe.<br />
(ne avrei altri due di esempi, sempre zii insegnanti che, una alla materna e uno in pensione da un paio d&#8217;anni ho sempre visto estremamente impegnati nel loro lavoro.)</p>
<p>mio padre invece, per chiudere il quadretto, è artigiano da trentanni. anche li, gli straordinari non esistono, esiste il lavoro.</p>
<p>ecco perchè il post di Panzallaria mi ha fatto risuonare una cosuccia: è che quegli insegnanti che fanno solo due riunioni all&#8217;anno con i genitori dei propri alunni perchè hanno avuto un taglio, mi stonano un po&#8217;.<br />
non che non abbiano ragione di astenersi se non sono pagati, ma dipende a cosa si da valore.<br />
e ho l&#8217;impressione che il valore all&#8217;insegnamento che tanto viene svalutato dai genitori, parta da una svalutazione che in primis è agita dagli insegnanti stessi&#8230;<br />
e poi, provocatoriamente, vorrei chiedere all&#8217;insegnante di religione &#8211; ops&#8230;delle religioni &#8211; perchè non se le studia le altre religioni che dimostra di non conoscere&#8230;<br />
e ancora: come l&#8217;artigiano, questa mia e la storia di Panzallaria dicono che insegnare è un&#8217;arte, non una scienza. e per l&#8217;arte non c&#8217;è orologio che regga e che per farlo bisogna avere/costruirsi/implementare le proprie capacità artistiche, e bisogna essere curiosi.</p>
<p>(link al blog di <a style="color: #999999; text-decoration: none;" href="http://www.panzallaria.com/">Panzallaria</a>)</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Volevo solo due paia di calzini &#8211; post tratto da panzallaria.com</title>
		<link>http://www.studiodedalo.net/CronachePedagogiche/?p=325</link>
		<comments>http://www.studiodedalo.net/CronachePedagogiche/?p=325#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 09 May 2010 17:24:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Igor Salomone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ospiti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.studiodedalo.net/CronachePedagogiche/?p=325</guid>
		<description><![CDATA[Di Francesca Sanzo &#8211; autrice del blog Panzallari
a Ieri alle 17.30 c’è stata questa riunione della scuola. La seconda – per intenderci – dell’anno. Non ci sono soldi, nemmeno per le riunioni.
Uscita dall’ufficio, dato che frollina era con i nonni e a me rimanevano 45 succulenti minuti di vaghezza urbana (niente pc per donnapensare o [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-top: 1em; margin-bottom: 1em; margin-right: 0px; margin-left: 0px; display: block; padding: 0px;"><a href="http://www.panzallaria.com/2010/05/05/volevo-solo-due-paia-di-calzini/" target="_self">Di Francesca Sanzo &#8211; autrice del blog Panzallari</a></p>
<p style="margin-top: 1em; margin-bottom: 1em; margin-right: 0px; margin-left: 0px; display: block; padding: 0px;"><a href="http://www.panzallaria.com/2010/05/05/volevo-solo-due-paia-di-calzini/" target="_self"></a>a Ieri alle 17.30 c’è stata questa riunione della scuola. La seconda – per intenderci – dell’anno. Non ci sono soldi, nemmeno per le riunioni.</p>
<p style="margin-top: 1em; margin-bottom: 1em; margin-right: 0px; margin-left: 0px; display: block; padding: 0px;">Uscita dall’ufficio, dato che frollina era con i nonni e a me rimanevano 45 succulenti minuti di vaghezza urbana (niente pc per donnapensare o altro, niente bambina da giocare, niente lavoro da lavorare) ho deciso di fermarmi in centro per comprare due paia di calzini simpatici da spaiare e riabbinare <a style="color: #666666; font-weight: bold; text-decoration: none;" href="http://www.panzallaria.com/lo-spettacolo-ovvero-il-calzino-spaiato/">per sabato sera</a>.</p>
<p style="margin-top: 1em; margin-bottom: 1em; margin-right: 0px; margin-left: 0px; display: block; padding: 0px;">Come buon auspicio. Io tutte le volte che devo fare qualcosa di importante, come buon auspicio mi indosso calze spaiate belle. Quando non è importante sono spaiate e pure brutte.</p>
<p style="margin-top: 1em; margin-bottom: 1em; margin-right: 0px; margin-left: 0px; display: block; padding: 0px;">Però al posto del mondo del calzino ci era un nuovo negozio. Un negozio di vestiti, di quei vestiti che piacciono a me. Molto panzallaria.<span id="more-2926"> </span></p>
<p style="margin-top: 1em; margin-bottom: 1em; margin-right: 0px; margin-left: 0px; display: block; padding: 0px;">Larghi eran larghi per contenere le mie carni.</p>
<p style="margin-top: 1em; margin-bottom: 1em; margin-right: 0px; margin-left: 0px; display: block; padding: 0px;">Simpatici eran simpatici, per dare lustro alle mie malsane idee.</p>
<p style="margin-top: 1em; margin-bottom: 1em; margin-right: 0px; margin-left: 0px; display: block; padding: 0px;">Ecco che senza manco accorgermene non solo ero dentro al negozio, dove la commessa mi ha imbonita subito con il trucco più vecchio del mondo, ovvero dirmi che se ero amica di una sua cliente mi faceva lo sconto e io ho sparato un nome a caso di una mia amica e lei mi ha detto che si, in effetti è sua cliente, e allora che non mi preoccupassi, che alla fine  ”mi faceva bene”.</p>
<p style="margin-top: 1em; margin-bottom: 1em; margin-right: 0px; margin-left: 0px; display: block; padding: 0px;">Nel negozio c’erano prezzi cari un bel po’ ma la roba era bella un bel po’ e dato che mi sono pensata che io sabato sera poi c’ho una prima teatrale, come la Eleonora Duse, e che ho appena preso lo stipendio e che il mio armadio è una specie di deserto del Sahara punteggiato dal miraggio di vecchi abiti che ora riuscirei a infilarmi solo nelle braccia, tanto sono diventata balena nel frattempo, allora mi sono detta</p>
<p style="margin-top: 1em; margin-bottom: 1em; margin-right: 0px; margin-left: 0px; display: block; padding: 0px;">perché no?</p>
<p style="margin-top: 1em; margin-bottom: 1em; margin-right: 0px; margin-left: 0px; display: block; padding: 0px;">E così ho inserito la marcia e mi sono data al consumismo più sfrenato e la commessa intanto mi diceva “Se fossi un chiletto più magra ti farei vedere anche questo!” o robe tipo “Peccato che hai un seno così grosso se no chissà che carina con questa camiciola…” e malgrado le simpatiche affermazioni io la adoravo questa donna, perché mi continuava a dire che mi faceva bene e mi faceva vedere abiti bellissimi che alla fine</p>
<p style="margin-top: 1em; margin-bottom: 1em; margin-right: 0px; margin-left: 0px; display: block; padding: 0px;">alla fine</p>
<p style="margin-top: 1em; margin-bottom: 1em; margin-right: 0px; margin-left: 0px; display: block; padding: 0px;">dico io</p>
<p style="margin-top: 1em; margin-bottom: 1em; margin-right: 0px; margin-left: 0px; display: block; padding: 0px;">ho pensato seriamente di lasciare un rene.</p>
<p style="margin-top: 1em; margin-bottom: 1em; margin-right: 0px; margin-left: 0px; display: block; padding: 0px;">Di espiantarmelo da sola.</p>
<p style="margin-top: 1em; margin-bottom: 1em; margin-right: 0px; margin-left: 0px; display: block; padding: 0px;">Che tanto se il buon dio dei cattolici ce ne ha dati due, forse il motivo è proprio che uno è di riserva per poterlo vendere in casi come questi, che vorresti cambiarti tutto il guardaroba e ti si sommano nel cervello un centinaio di motivi validissimi per cambiarlo questo fottuto guardaroba e allora ti pensi che si, averci un bisturi nella borsetta…</p>
<p style="margin-top: 1em; margin-bottom: 1em; margin-right: 0px; margin-left: 0px; display: block; padding: 0px;">Dopo la <em>session</em> nel negozio ovviamente non ho mica comprato i calzini che erano poi quelli il mio obiettivo ma il negozio non c’è più.</p>
<p style="margin-top: 1em; margin-bottom: 1em; margin-right: 0px; margin-left: 0px; display: block; padding: 0px;">Dopo la session sono andata alla riunione della scuola dove c’era solo la B1 che è la Bì più Bì delle due maestre, la quale ci ha spiegato i motivi per cui ai bambini non si possono più fare attività che non ci sono soldi ragazzi miei, il comune non ha soldi, lo stato non ha soldi e la <a style="color: #666666; font-weight: bold; text-decoration: none;" href="http://www.panzallaria.com/2010/05/02/la-gelmini-ovvero-cosa-pensa-chi-ci-governa-dei-mesi-di-maternita/">Gelmini è troppo occupata a riflettere sui privilegi delle mamme normali</a>.</p>
<p style="margin-top: 1em; margin-bottom: 1em; margin-right: 0px; margin-left: 0px; display: block; padding: 0px;">La B1 e la B2 vorrebbero fare tante cose, ma d’altra parte chi glielo paga lo straordinario?</p>
<p style="margin-top: 1em; margin-bottom: 1em; margin-right: 0px; margin-left: 0px; display: block; padding: 0px;">Ecco, allora ho pensato a tutti i giovani che fanno cose per la gloria e che – come del resto la sottoscritta – la parola straordinario la associano solo alle nevicate primaverili, ma che forse hanno ragione loro, la b1 e la b2, che il lavoro è il lavoro e non si può lavorare per la gloria.</p>
<p style="margin-top: 1em; margin-bottom: 1em; margin-right: 0px; margin-left: 0px; display: block; padding: 0px;">Ho pensato a questo Paese che si basa sulla buona volontà di chi ci crede e che se tutti smettessimo di fare di più, porcaputtana, questo Paese si fermerebbe perché non ci sono le tutele e i soldi e non c’è la voglia di investire e riconoscere gli sforzi.</p>
<p style="margin-top: 1em; margin-bottom: 1em; margin-right: 0px; margin-left: 0px; display: block; padding: 0px;">Insomma ho pensato che dal loro punto di vista le capisco le bì maestre, ma è anche vero che se penso al mio di punto di vista, di mamma di una bimba curiosa e intelligente, ecco mi viene lo scoraggiamento a guardare all’amaro futuro formativo che l’aspetta.</p>
<p style="margin-top: 1em; margin-bottom: 1em; margin-right: 0px; margin-left: 0px; display: block; padding: 0px;">Poi ecco, devo dirlo, c’era anche l’insegnante di religione e sono stata molto felice che mia figlia non la faccia. Perché più di dire che lei non insegna catechese ma i rudimenti della dottrina cattolica, ecco la maestra di religione non ha detto. E quando io che sono la regina di padelle e polemiche le ho chiesto come mai non insegna anche le altre di religioni, visto che lei non fa catechese e che in quel caso forse ci avrei mandato anche la frollina, allora lei mi ha detto che i bambini per le altre religioni non sono ancora pronti.</p>
<p style="margin-top: 1em; margin-bottom: 1em; margin-right: 0px; margin-left: 0px; display: block; padding: 0px;">Insomma.</p>
<p style="margin-top: 1em; margin-bottom: 1em; margin-right: 0px; margin-left: 0px; display: block; padding: 0px;">Ieri ho capito che:</p>
<ul style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px; padding-top: 0px; padding-bottom: 0px;">
<li>meglio non entrare nei negozi dove ti fanno bene perché esci senza un rene</li>
<li>meglio non sperare che tua figlia a scuola faccia più di quello che farebbe in un baby parking</li>
<li>il dio dei cattolici è adatto ai minori di 6 anni, gli altri invece è meglio conoscerli dopo</li>
</ul>
<p style="margin-top: 1em; margin-bottom: 1em; margin-right: 0px; margin-left: 0px; display: block; padding: 0px;">
]]></content:encoded>
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