Vergogna

Vergogna. Sarebbe scomparsa, dicono. Pensare che sino alla generazione di mio padre, no sino alla mia direi, era costantemente in agguato pronta a rovesciartisi addosso per un nonnulla. Per quello che oggi apparirebbe un nonnulla. Non so, una parola di troppo, un rimprovero in pubblico, un calzino fuori posto, una trasgressione colta sul fatto. Occhi bassi, silenzio, gote paonazze, groppo in gola, urgenza interiore di sparire subitaneamente in una nuvola di vapore per ricomparire semmai molto più in là nello spazio e nel tempo, dove e quando la memoria si sarebbe sbiadita, riconsegnandoti un po’ di verginità.
Sarebbe scomparsa, la vergogna, espulsa a forza dal nido dalla sorellastra di sempre: la sfacciataggine. Se non addirittura dalla vanagloria, che della sfacciataggine è l’iperbole diffusa. In pratica, non solo non ci si vergognerebbe più di nulla, ma ciò che una volta, neppure molto tempo fa, avrebbe provocato un sentimento da celare negli interstizi della propria intimità, oggi sarebbe motivo di pubblico orgoglio. Forse. Anche.
Non è che mi piaccia l’idea di coabitare il mondo con l’arroganza e l’imbecillità, sorelle gemelle identiche e indivisibili, promosse al rango di ethos collettivo in forza del loro valore di mercato. Ma neppure mi eccita in particolar modo la prospettiva di ricacciarle nei bassifondi culturali donde provengono e dove occorre tornino al più presto, trovandomi al fianco un sempre possibile rigurgito bacchettone e neopuritano. Grazie, ma certi alleati sono peggio dei nemici. Liberarsi dalla vergogna, al pari della superstizione o dell’obbedienza pronta e cieca in grazia del timor panico che la vendetta dell’Autorità incute, mi paiono conquiste di civiltà. Non ancora del tutto acquisite, del resto, e totalmente non negoziabili. Motivo di sacrificio, anche della vita, se necessario.
Tornare al sapersi vergognare, dunque, non mi sembra una buona idea per combattere il malcostume, l’irresponsabilità, il privilegio brandito come un diritto, il diritto additato come privilegio, l’ignoranza esibita come status, la superficialità assurta a valore unico, l’oblio di ciò che è stato e il disinteresse per ciò che sarà. Anzi, è uno sporco trucco. Sporchissimo. Come soltanto i trucchi pedagogici sanno esserlo. Cosa meglio di un clima da Basso Impero per rivendicare una Vandea educativa protesa, sublime e verginale, alla riconquista dei valori-d’una-volta? ovvero quelli che fallendo hanno aperto la strada alla dissolutezza del tardo impero? Stiamo attenti, per favore. Tutti. L’Educazione, ora invocata come sanatrice di tutti i mali, solo pochi anni fa additata come la loro perversa mandante, non ha il compito di risolvere alcun problema. Anche perché di solito, i problemi, li crea. Dunque dobbiamo capire a quali problemi vogliamo andare incontro. Se cercare di tornare ai problemi vecchi, già conosciuti e che speravamo di aver superato, oppure se abbiamo il coraggio di muoverci verso problemi nuovi.
Ritrovare la Vergogna, vuol dire muoversi nella prima direzione. Scegliere la seconda, al contrario, significa ripensare la Virtù. Inventandola da capo, in un mondo che non abbia bisogno della Colpa, del Vizio e della Punizione, per riuscire a praticarla.
Igor Salomone




