Conferenza Inverno 2009 – Vietato imparare. Gesti imbecilli e difesa pedagogica – 16 dicembre
Vietato imparare. Gesti imbecilli e difesa pedagogica
Il gesto imbecille è quello di un imbecille o il gesto che ti fa sentire tale? E se sì, come si fa a rispondere in un modo non imbecille? “Imbecille” indica, secondo il dizionario della lingua italiana, il mentalmente debole, ovvero in senso stretto il ritardato, il deficiente, l’idiota, o comunque venissero definiti i diversamente abili prima che l’ipocrisia collettiva cambiasse loro il nome salvo continuare a trattarli come quando avevano il nome precedente. Ma in senso lato, imbecille è il mentalmente debole per scelta. Anzi, a dirla tutta, è proprio in ciò che risiede l’iperbole dell’imbecillità: possedere una mente dotata di tutto il necessario, ma lasciarla il più possibile a riposo, di solito per scansare la fatica che comporta farla funzionare.
Per carità, salvo pochi geni del resto per nulla invidiabili, chiunque ha bisogno di non sovraccaricare i propri neuroni oltre una certa soglia. Diciamo che periodi anche frequenti di imbecillità rigenerante, sono il sale dell’intelligenza normale. Ma l’imbecille vero, cioè quello che ha una mente disponibile ma non ne approfitta mai, solitamente non riposa affatto perchè è troppo impegnato a dire o fare cose che trattano da imbecilli tutti gli altri. Sembra una contraddizione, ma è solo apparente: la frenetica attività dell’imbecille non è cerebrale ma affabulatoria. Dice sempre le stesse cose, in stretta economia mentale dunque, e le dice in testa, in faccia, alle spalle, nello stomaco, sugli stinchi, sui denti, insomma ovunque possa fare male a chiunque incontra. In parole povere, l’imbecillità è un’arma contundente e il rischio è di subirla non tanto prendendole, potrebbe pur essere un gesto dal vago sapore evangelico, quanto piuttosto iniziando a restituirle nello stesso identico modo. Non c’è nulla di più contagioso dell’imbecillità e in questo periodo storico la pandemia è alle porte.
Ma non sembra ci sia ancora una sia pur vaga coscienza di questo incombente disastro. Di solito quando una società percepisce il pericolo epidemico, si affretta a chiudere o isolare ogni luogo dal quale possa diffondersi il contagio. Ma non ci risulta che talk show e reality al momento siano nel mirino delle autorità sanitarie. E nemmeno la pubblicità del resto, che dell’imbecillità più che il prodotto appare il nume tutelare, il ceppo originario, il focolaio primordiale, il topos stesso del proprio evolversi. Sono tre infatti i fattori di espansione pandemica dell’imbecillità: il primo è il ritmo della comunicazione. Più cose si devono dire nella stessa unità di tempo, meno è possibile approfondire ciò che si sta dicendo, dovendosi dunque affidare alla superficie che per l’appunto lascia gran parte della mente in stand by. Il secondo è l’iperbole. Non potendo scavare nulla e avendo pochissimo tempo per dire, la strada più ovvia è esagerare. Il terzo e ultimo è la promiscuità che costringe ogni esagerazione superficiale ad essere ancor più iperbolica e ancor più fatua altrimenti non se la fila nessuno.
C’è un solo modo per difendersi da tutto ciò senza contribuire al diffondersi del contagio: imparare. Perchè l’imbecillità sopravvive solo in un ambiente privo di ogni tensione pedagogica, di ogni spinta alla comprensione delle cose, di ogni curiosità per ciò che c’è al di là e oltre, e che vada conquistato con attenzione, ascolto e impegno. Di più. I gesti imbecilli allignano e proliferano nel deserto di ogni cultura del dubbio e dell’errore, nelle terre aride della competenza priva di virtù, nelle lande desolate del già saputo brandito come conoscenza.
“Vietato imparare” è l’avviso universale appeso in ogni luogo. Perchè è troppo pericoloso, evidentemente. E anche da fessi, sembra di capire. Dunque se vogliamo difenderci dalla pletora di gesti imbecilli agitati da chi si adagia su quel divieto, crogiolandosi e beffeggiandoci, non resta che disubbidire. Imparando e crescendo il più possibile, anche a costo della vita.
Comments
8 Comments on Conferenza Inverno 2009 – Vietato imparare. Gesti imbecilli e difesa pedagogica – 16 dicembre
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monica m on
dom, 15th nov 2009 15:50
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monica m on
mar, 17th nov 2009 10:18
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Un vecchio paese che è un paese vecchio. « PONTITIBETANI on
mar, 17th nov 2009 10:23
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Manuela Fedeli on
ven, 20th nov 2009 00:38
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marina balestra on
mar, 22nd dic 2009 12:33
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monica m on
mer, 23rd dic 2009 10:07
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anonimo on
mer, 23rd dic 2009 17:25
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anonimo on
mer, 23rd dic 2009 17:26
aggiungo un paio di riflessioni tratte dal blog di Roberto Saviano
http://www.robertosaviano.it/articoli/10061/116/0
“Quando in fondo non si può fare niente, tutto si riduce ad una logica di guardie e ladri, dove ciascuno fa quel che gli tocca, rispettando il proprio ruolo, senza illudersi che si possa andare oltre. Senza credere o richiedere che sia dallo stesso territorio che possa venire una richiesta di cambiamento. I camorristi fanno i camorristi, le forze dell’ordine fanno le forze dell’ordine, la popolazione fa esattamente ciò che si vede in quel video: ci convive, ci passa accanto per proteggersi. L’indifferenza è il rovescio della paura, istinto di autoconservazione non solo fisica. Non si può pretendere che chi ha solo quello per preservare una dimensione vivibile del proprio quotidiano, se ne privi senza che un segno forte di volontà di smantellare i meccanismi che lo avvelenano sia arrivato dal di fuori.”
[...]
“Omertà non è più soltanto tacere. Ormai è chiaro che omertà è soprattutto non voler sapere. Non sapere, non conoscere, non capire, non prendere posizione, non prendere parte. Questa è la nuova omertà. E con Eduardo De Filippo viene voglia di imprecare le sue frasi. Ci tolgono l’aria, ci negano il diritto alla vita, e noi a forza di ignorare e considerarla cosa da niente, diventiamo tutti niente.”
Ma se in un paese di camorra questa lettura è possibile e legittima, cos’altro ci spiega l’essere un paese privo di tensione pedagogica?
Un paese vecchio e un vecchio paese.
Ascolto la radio, ore 9.00, si parla dell’italia che non si rinnova e che non rinnova i finanziamenti alla ricerca, o crea quelli per le fonti rinnovabili, non facilita l’uscita dalla crisi (per quella che è dichiarata una delle grosse risorse del paese) per la piccola e media impresa. Niente spazio alla new economy, o alla green economy.
Sembra che tutto ciò che è nuovo debba venire abbattuto, prima che succeda quelcosa. Per questo mi sembra un paese vecchio e per vecchi, di quella vecchiaia che vuole conservare, tenersi strette cose poco utili (vecchi elastici e bustine di plastica inutili per misura e praticità =come faceva la mia bisnonna).
Paese vecchio che sostiene imprese e progetti vecchi, pesanti, vetusti, polverosi e si perde ciò che c’è di innovativo, ciò che è motore propulsore.
Paese vecchio che si tiene le baronie universitarie e ospedaliere e tiene i giovani allo sbando progettuale, di vita, e di fantasia.
Che prende e non da, che ha paura di vivere, di vedere i cambiamenti necessari, o quelli folli e innovativi.
Paese che non legge tra le righe, non sogna, ma sonnecchia pigro, indolente, indifferente, collocandosi tra la depressione e l’apatia; tirandosi la pelle con la chirugia per sembrare ciò che non è. Vecchio.
Lasciando i veri vecchi a morir di fame e di silenzio.
Paese che non impara. E pur credendo di farlo nemmeno insegna.
Cosa c’è di più imbecille?
[...] Cosa c’è di più imbecille? [...]
ieri guardavo Revolutionary road…bello. persino di caprio mi è piaciuto un po’ ed è strano che mi piaccia. evidentemente perchè la parte dell’inbecille convinto gli viene bene!
Revlutionary è per me un bel film perchè appunto non è per nulla imbecille ed è contro ogni imbecillità.
Lei, la Winslet, nei panni della signora Willer ad un certo punto grida contro il marito imbecille che vuole spegnerle il cervello e l’entusiasmo, sfinita: ” Non si può dimenticare la verità! Si diventa solo più bravi a mentire!”.
Che questo grido di dolore, tenacia e intelligenza, diventi il nostro grido!
CHI SONO I PREDATORI?
La conferenza di Igor mi ha suscitato alcune riflessioni intorno al tema dell’intelligenza su cui si è a lungo soffermato.
Una delle tante definizioni di intelligenza che il dizionario ci sottopone è che rappresenta l’insieme delle funzioni immaginative, conoscitive ed adattive della specie umana.
Credo che si possa ricostruire a partire da questa definizione un brevissimo excursus storico dell’uomo europeo di questi ultimi dieci secoli. Nel Medioevo gli uomini erano maggiormente sollecitati a sviluppare le funzioni immaginative, la mancanza di conoscenze scientifiche, la fede tentando di dare tutte le risposte apriva il campo alle superstizioni, alle credenze, alle fantasie, stimolava molto questo tipo d’intelligenza che sembrava la più opportuna per tentare di capire e di dare senso al mondo circostante.
Con l’avvento della scienza e con il trionfo di essa durante l’Illuminismo sembrano prevalere le funzioni conoscitive. Bisogna scoprire le leggi della natura per poterla controllare meglio e metterla al servizio del miglioramento della qualità della vita dell’uomo. La scoperta, la dimostrazione,l ‘argomentazione razionale sono i nuovi idoli dell’uomo europeo.
L’uomo moderno o postmoderno come si usa dire sembra invece un uomo che utilizza le sue funzioni intellettuali a scopo adattivo. L’immaginazione non gli serve più per cercare di dare un senso trascendente ad una realtà non più simbolica ma opaca, la conoscenza certo serve sempre, ma i saperi sempre più parcellizzati e frammentati che abbiamo prodotto si prestano meno ad indagini appassionate e rigorose e soprattutto non danno più la sensazione di padroneggiare meglio una realtà che rimane comunque sfuggente.
Sempre il dizionario ci suggerisce che l’adattamento in biologia può aumentare l’efficienza nel procurarsi o utilizzare le risorse fondamentali quali aria, luce, acqua e nutrimento, permettere di sopportare determinate condizioni fisiche difficili quali basse o elevate temperature e l’assenza di luce o aumentare la capacità di difendersi da un predatore.
Questa ultima spiegazione “aumentare la capacità di difendersi da un predatore” mi sembra illuminante. Io credo che spesso noi uomini medi “moderni o postmoderni” utilizziamo la nostra intelligenza per continuare a trovare nicchie di adattamento che sentiamo continuamente minacciate da predatori da cui dobbiamo difenderci.
Chi sono i predatori? Possono essere di diverse specie, le istituzioni vessatorie, i partiti avversi, gli extracomunitari, i colleghi, i vicini di casa., ecc. A differenza del passato dove la minaccia proveniva soprattuto dall’inconoscibile, ora la minaccia arriva dal noto e dal conosciuto che percepiamo come invasore del nostro territorio, predatore perchè vuole “divorare” il nostro spazio di sopravvivenza .
Se la funzione adattiva dell’intelligenza, che non è certo sbagliata in sè, viene utilizzata prevalentemente per scavare tane in cui acquattarsi per nascondersi od al massimo attaccare alle spalle “i predatori” , forse è una delle cause dei gesti imbecilli di cui ci ha parlato Igor Salomone nella sua conferenza
Marina Balestra
dei gesti imbecilli e non, e del dialogo in rete
http://vibrisse.wordpress.com/2009/11/06/di-questo-si-sarebbe-potuto-e-dovuto-dibattere/
altri gesti imbecilli adesso il cinepanettone è film d’essay
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