Patente di voto
Quando compi 18 anni, ti piombano improvvisamente addosso due diritti. L’uno, poter guidare l’auto, atteso moltissimo. L’altro, il diritto di voto, non saprei dire perchè quando è toccato a me non c’era ancora ma è arrivato per legge subito dopo. Oggi mi chiedevo, visto che arrivano entrambi a braccetto: perchè per guidare un’auto occorre conoscere e dimostrare di conoscere il Codice della strada, mentre per poter votare non è richiesta la conoscenza della Costituzione?
Forse a metà del secolo scorso una domanda del genere non aveva senso: pochi guidavano l’auto mentre occorreva dare a tutti la possibilità di partecipare alla neonata democrazia. Oggi tutti guidano l’auto e tutti hanno il diritto di voto. Forse che guidare è più pericoloso per il prossimo di quanto non sia dare il proprio voto senza conoscere almeno le linee basilari della Carta sulla quale quel diritto poggia? E’ passato tanto tempo, ci farei un pensierino.
Distruggere tutto, prima di venire distrutti.

Che cos’è un gesto imbecille? un gesto privo di intelligenza oppure che ritiene privi di intelligenza tutti quelli ai quali è rivolto?
Chiedere a Giorgio Mulè, autore dell’editoriale e ad Antonio Rositto autore dell’articolo pubblicato sul numero di Panorama che vedete. Leggere, leggere per credere.
http://www.panorama.it/edicola/
Quando “è andato tutto a puttane” non è più una metafora
Per esempio: andare a puttane, etero omo o trans fa lo stesso, è un fatto immorale o un gesto imbecille? Dipende. Se il “cliente” è una persona qualsiasi, magari uno sfigato incapace per vari motivi di costruirsi una vita sessuale diversa, sarà poco etico e anche un po’ stupido quello che fa, ma una manciata di umana comprensione non gliela si può negare. Però a puttane mica ci vanno solo gli sfigati. E se il sesso a pagamento viene praticato da chi si eccita proprio perchè paga? Ecco, qui la quota di immoralità sale, perchè qualsiasi pratica sessuale che passi dalla mortificazione dell’altro, anche se consenziente, non sembra potersi presentare come lecita. Direi per estensione che qualsiasi pratica di qualsiasi tipo, anche I rapporti di lavoro per fare un altro esempio, fondati sulla mortificazione di una delle parti, non può essere moralmente accettabile, anche se psicologicamente comprensibile.
Ora però immaginiamo che a puttane ci vada chi per ruolo e prestigio potrebbe avere quanti rapporti voglia e del tutto a titolo gratuito. L’imbecillità in questi casi cresce a vista d’occhio. Ma sei scemo? viene da pensare, ti basterebbe schioccare le dita e ricorri ai soldi? Trattasi però di un’imbecillità veniale. Nessuno ha diritto di comportarsi in modo stupido, ma sino a che I danni collaterali coinvolgono solo lui e la cerchia dei suoi familiari, più che un certo disappunto seguito da un silenzio rispettoso non mi sembra abbia da essere espresso. Insomma, cavoli suoi.
Immaginiamo ora, così per puro esercizio mentale, che a puttane ci vada qualcuno che ha chiesto la mia fiducia per compiere scelte importanti in mio nome. E che l’abbia ottenuta. Che non solo paghi qualcuno per fare sesso, ma che lo faccia in modo talmente imprudente da essere facilmente scoperto, che una volta scoperto possa essere ricattato, che una volta ricattato accetti il ricatto invece di denunciarlo, che diventato di dominio pubblico il ricatto neghi sin che può persino l’evidenza, ecco mettiamo si presenti una situazione del genere, chi è che fa la figura dell’imbecille?
Allora la risposta alla domanda iniziale potrebbe essere questa: chissenefrega se andare a puttane è da imbecilli oppure è immorale. Però se tu, andando a puttane, mi trasformi in un imbecille, il tuo gesto è intollerabilmente immorale. E lo devo denunciare. E devo difendermi, perchè non sono le mie convinzioni morali a essere minacciate, ma la mia intelligenza. Ovvero la possibilità stessa che io sia in grado di avere delle convinzioni.
Conferenza Inverno 2009 – Vietato imparare. Gesti imbecilli e difesa pedagogica – 16 dicembre
Vietato imparare. Gesti imbecilli e difesa pedagogica
Il gesto imbecille è quello di un imbecille o il gesto che ti fa sentire tale? E se sì, come si fa a rispondere in un modo non imbecille? “Imbecille” indica, secondo il dizionario della lingua italiana, il mentalmente debole, ovvero in senso stretto il ritardato, il deficiente, l’idiota, o comunque venissero definiti i diversamente abili prima che l’ipocrisia collettiva cambiasse loro il nome salvo continuare a trattarli come quando avevano il nome precedente. Ma in senso lato, imbecille è il mentalmente debole per scelta. Anzi, a dirla tutta, è proprio in ciò che risiede l’iperbole dell’imbecillità: possedere una mente dotata di tutto il necessario, ma lasciarla il più possibile a riposo, di solito per scansare la fatica che comporta farla funzionare.
Per carità, salvo pochi geni del resto per nulla invidiabili, chiunque ha bisogno di non sovraccaricare i propri neuroni oltre una certa soglia. Diciamo che periodi anche frequenti di imbecillità rigenerante, sono il sale dell’intelligenza normale. Ma l’imbecille vero, cioè quello che ha una mente disponibile ma non ne approfitta mai, solitamente non riposa affatto perchè è troppo impegnato a dire o fare cose che trattano da imbecilli tutti gli altri. Sembra una contraddizione, ma è solo apparente: la frenetica attività dell’imbecille non è cerebrale ma affabulatoria. Dice sempre le stesse cose, in stretta economia mentale dunque, e le dice in testa, in faccia, alle spalle, nello stomaco, sugli stinchi, sui denti, insomma ovunque possa fare male a chiunque incontra. In parole povere, l’imbecillità è un’arma contundente e il rischio è di subirla non tanto prendendole, potrebbe pur essere un gesto dal vago sapore evangelico, quanto piuttosto iniziando a restituirle nello stesso identico modo. Non c’è nulla di più contagioso dell’imbecillità e in questo periodo storico la pandemia è alle porte.
Ma non sembra ci sia ancora una sia pur vaga coscienza di questo incombente disastro. Di solito quando una società percepisce il pericolo epidemico, si affretta a chiudere o isolare ogni luogo dal quale possa diffondersi il contagio. Ma non ci risulta che talk show e reality al momento siano nel mirino delle autorità sanitarie. E nemmeno la pubblicità del resto, che dell’imbecillità più che il prodotto appare il nume tutelare, il ceppo originario, il focolaio primordiale, il topos stesso del proprio evolversi. Sono tre infatti i fattori di espansione pandemica dell’imbecillità: il primo è il ritmo della comunicazione. Più cose si devono dire nella stessa unità di tempo, meno è possibile approfondire ciò che si sta dicendo, dovendosi dunque affidare alla superficie che per l’appunto lascia gran parte della mente in stand by. Il secondo è l’iperbole. Non potendo scavare nulla e avendo pochissimo tempo per dire, la strada più ovvia è esagerare. Il terzo e ultimo è la promiscuità che costringe ogni esagerazione superficiale ad essere ancor più iperbolica e ancor più fatua altrimenti non se la fila nessuno.
C’è un solo modo per difendersi da tutto ciò senza contribuire al diffondersi del contagio: imparare. Perchè l’imbecillità sopravvive solo in un ambiente privo di ogni tensione pedagogica, di ogni spinta alla comprensione delle cose, di ogni curiosità per ciò che c’è al di là e oltre, e che vada conquistato con attenzione, ascolto e impegno. Di più. I gesti imbecilli allignano e proliferano nel deserto di ogni cultura del dubbio e dell’errore, nelle terre aride della competenza priva di virtù, nelle lande desolate del già saputo brandito come conoscenza.
“Vietato imparare” è l’avviso universale appeso in ogni luogo. Perchè è troppo pericoloso, evidentemente. E anche da fessi, sembra di capire. Dunque se vogliamo difenderci dalla pletora di gesti imbecilli agitati da chi si adagia su quel divieto, crogiolandosi e beffeggiandoci, non resta che disubbidire. Imparando e crescendo il più possibile, anche a costo della vita.




